
Il 18 agosto, a In Onda, Italo Bocchino ha provato a difendere l’indifendibile sul caso Report.
Di fronte aveva Marianna Aprile.
E il problema, per Bocchino, si manifesta quasi subito: ogni volta che cerca una via laterale, lei lo riporta esattamente al punto da cui stava tentando di scappare.
Si parte dalla presunta “grande inchiesta” del Tempo sui compensi di Report.
Aprile prende la parola:
“Lei dice grande giornalismo, una grande inchiesta, ok, dopodiché sarebbe più credibile se non avvenisse in un momento in cui Report è nel mirino, tra l’altro nel mirino per un attentato subito dal conduttore.
Se passassero a questo setaccio i contratti, anche quelli per tre minuti di trasmissione, anche quelli per trasmissioni che fanno lo 0,9% e vengono chiuse ma i conduttori continuano a maciullare record negativi, insomma… perché è poco credibile come grande scoop giornalistico?
Primo: perché qualcuno l’ha passato, mentre per i fratelli di chat quelle chat erano state evidentemente…”.
Bocchino la interrompe, aggrappandosi a quelle tre parole:
“Qualcuno l’ha passato”.
Aprile lo guarda e precisa immediatamente:
“Sì, ma qualcuno dei contraenti di quella conversazione, non qualcuno della redazione di Report, in questo caso cambia un po’.
Detto questo, le inchieste di Report, che lei prima accusava di faziosità, erano a 360 gradi su PD 5 Stelle, Renzi, col caso Mancini, lo ricordiamo tutti.
Il Tempo ci dà solo le cifre di Report invece che quelle di certi pensionati d’oro o certi conduttori a peso d’oro, non è un po’ sbilanciata come inchiesta giornalistica?”.
Bocchino prova allora a spostare tutto sul terreno della deontologia:
“Ognuno di noi, quando svolge la professione giornalistica, dovrebbe avere la regola deontologica che tutti dovrebbero sapere da casa ognuno di noi quanto guadagna per fare questa puntata”
Aprile lo ferma:
“Questo non è servizio pubblico, è un’azienda privata, saranno cavoli nostri”.
Bocchino insiste:
“Io sto ponendo una questione deontologica da giornalista e lei mi risponde che questo non è servizio pubblico”.
E Aprile, a quel punto, gli serve sul tavolo la conseguenza logica del suo stesso ragionamento:
“Va bene, aspettiamo tutti i nuovi conduttori di questi ultimi 4 anni a dirci quanti soldi pubblici prendono con contratti da centinaia di migliaia di euro”.
Bocchino tenta un’altra strada:
“Ma perché il Tempo, ottenuto un documento del genere, non dovrebbe pubblicarlo?”.
E qui Aprile lo riporta, ancora una volta, esattamente al punto:
“La domanda è: perché non ottiene anche tutti gli altri documenti?
Aggiungo solo un piccolo dettaglio, l’obiezione sui costi è stato a lungo il grimaldello anche contro Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio, che si diceva costasse troppo e poi si è dimostrato che rendeva molto più di quello che costava e si è fatto un danno alla TV di Stato a farlo traslocare altrove dove batte regolarmente e quindi un danno erariale fatto per una matrice politica”.
Marianna Aprile, ieri sera, ha fatto semplicemente il suo mestiere: domande, memoria, contesto e fatti messi in fila.
Di fronte alle arrampicate sugli specchi di Bocchino, è bastato questo.
Ed è bastato parecchio