
“Roma, fine anni Cinquanta. Un ragazzo che aveva imparato a suonare a dodici anni, apprendendo da Enrico Ciacci, fratello di Little Tony, comincia a farsi le ossa nelle sale da ballo con i White Booster. Nessuno può ancora immaginare quanto quella chitarra segnerà il suono del rock italiano.
Il nome di Alberto Radius resta legato per sempre a un incontro decisivo: nel 1969 fonda la Formula 3 insieme a Tony Cicco e Gabriele Lorenzi, e la band diventa l’unica a poter accompagnare Lucio Battisti nei suoi concerti, prodotta dalla sua etichetta Numero Uno. È lì che la chitarra di Radius, con le sue cadenze hendrixiane, marca in modo indelebile brani scritti da Battisti e Mogol come “”Questo folle sentimento””, tra i singoli più venduti in Italia, ed “”Eppur mi son scordato di te””. Nel 1970 esce “”Dies irae””, primo album della Formula 3, dominato proprio dal suo suono di chitarra.
Da lì una carriera che non si ferma mai: il primo album solista “”Radius”” nel 1972, la fondazione de Il Volo nel 1974 insieme a Mario Lavezzi e Vince Tempera, poi “”Che cosa sei”” e “”Carta straccia””, fino all’apertura, nel 1978, del suo Studio Radius, dove incide i lavori successivi. Negli anni collabora con Franco Battiato, Marcella Bella, Pierangelo Bertoli, Alice, Giuni Russo, Al Bano, diventando uno dei chitarristi e produttori più versatili della musica italiana.
Anche a ottant’anni non smette di salire sul palco: nel 2021 accompagna i Coma_Cose al Festival di Sanremo eseguendo “”Il mio canto libero””, un ultimo abbraccio pubblico al repertorio di Battisti. L’ultimo concerto arriva nel novembre 2022, a Vizzolo Predabissi.
Alberto Radius si è spento il 16 febbraio 2023 a San Colombano al Lambro, dopo una lunga malattia, circondato dall’affetto della moglie Cristina e del figlio Andrea. Resta la sua chitarra, testimone silenziosa di un pezzo fondamentale della storia della musica italiana.
Pochi chitarristi hanno saputo essere così centrali restando così defilati: Radius è stato uno di questi.”