Il presidente russo Vladimir Putin ha messo in evidenza il forte divario nei prezzi del gas naturale tra l’Europa e alcuni Paesi alleati di Mosca.
Secondo Putin, diversi Paesi europei arriverebbero a pagare oltre 600 dollari per 1.000 metri cubi di gas, mentre la Russia venderebbe lo stesso combustibile all’Armenia a circa 177,5 dollari per 1.000 metri cubi, quasi quattro volte meno.
Il leader del Cremlino ha utilizzato questo confronto per criticare le scelte energetiche europee dopo la rottura dei rapporti con Mosca seguita alla guerra in Ucraina. Negli ultimi anni molti Paesi dell’Unione Europea hanno ridotto drasticamente l’import di gas russo, sostituendolo con gas naturale liquefatto (GNL) proveniente da Stati Uniti, Qatar e altri fornitori.
Questa transizione energetica, secondo il Cremlino, avrebbe contribuito ad aumentare i costi per l’Europa, che ora dipende da forniture più costose e da un mercato globale più instabile.
Mosca, invece, continua a mantenere prezzi preferenziali per alcuni Paesi alleati nello spazio post-sovietico, come Armenia e Bielorussia, rafforzando i legami economici e politici nella regione.
Le dichiarazioni di Putin arrivano mentre il tema dell’energia torna centrale nel dibattito geopolitico globale, tra guerre, sanzioni e nuovi equilibri nel mercato del gas.