
“Sapevi che Mauro Pagani, a dieci anni, iniziò a studiare violino ma passò presto al flauto traverso su consiglio del padre, anche lui flautista? Da quella scelta di famiglia sarebbe nato uno dei polistrumentisti più versatili della musica italiana, capace di passare con naturalezza da violino e mandolino a bouzouki, oud, saz e lira.
Pagani entrò nei Quelli nel 1970, proprio mentre il gruppo lavorava a “”La buona novella”” di Fabrizio De André: da lì la band cambiò nome, prima in I Krel, poi nella storica Premiata Forneria Marconi. Con la PFM firmò tutti i testi italiani dei brani e collaborò con Peter Sinfield, paroliere dei King Crimson, per le versioni inglesi. Dopo il tour giapponese del 1975 la critica nipponica lo inserì tra i dieci migliori musicisti al mondo.
Sapevi che il suo violino ha una storia curiosa? Fu Greg Lake, fondatore dei King Crimson e artefice del successo internazionale della PFM a Londra, a regalarglielo come dono di nozze nel 1974, quando Pagani sposò la traduttrice Adalaura Quinque.
Lasciata la PFM nel 1977, in crisi con il linguaggio del progressive, si dedicò a una carriera solista e, dal 1983, a una collaborazione decennale con Fabrizio De André che portò a “”Creuza de mä”” nel 1984, ancora oggi un punto fermo della musica in dialetto genovese. Negli anni successivi ha lavorato con Gianna Nannini, Ornella Vanoni, Francesco Guccini, Zucchero, Ligabue e Caparezza, ha firmato colonne sonore, fondato lo studio Officine Meccaniche e diretto la giuria delle nuove proposte a Sanremo. Nel 2022 ha raccontato tutto questo nell’autobiografia “”Nove vite e dieci blues””.