
Che strano.
Per anni ci hanno raccontato una Russia isolata, esausta, prossima al collasso, senza uomini, senza armi, senza economia e praticamente sul punto di implorare pietà.
Poi arriva Lavrov e dice, con la delicatezza di una porta blindata:
“Non saremo noi ad andare dall’Occidente a cercare negoziati. In Europa, oggi, non c’è nemmeno con chi negoziare.”
Ops.
Qualcosa nella sceneggiatura deve essere andato storto.
Perché normalmente chi sta perdendo corre al tavolo, chiede una tregua, abbassa le pretese, cerca una via d’uscita.
Qui invece Mosca dice l’esatto contrario:
se volete parlare, sapete dove trovarci. Ma non saremo noi a bussare.
E soprattutto continua a ripetere che qualsiasi trattativa dovrà partire dalle “realtà sul terreno”.
Traduzione dal diplomatico:
la guerra delle dichiarazioni può raccontare quello che vuole, ma alla fine i negoziati li decide chi ha qualcosa da mettere sul tavolo.
L’Europa, nel frattempo, può continuare con i comunicati solenni, i vertici “decisivi”, le foto di gruppo e l’ennesima promessa che la Russia sta per finire le risorse.
Magari stavolta succede davvero.
Dopo appena qualche anno di previsioni sbagliate.
Il problema, però, resta sempre lo stesso:
chi è davvero in posizione di forza non ha bisogno di ripeterlo ogni sera in televisione. Gli basta comportarsi di conseguenza.
E oggi Mosca sta facendo esattamente questo.