
Per Gianīs Varoufakis, la vera partita tra Stati Uniti e Cina non è principalmente militare o territoriale. È una partita per il controllo dell’architettura economica e finanziaria mondiale. Per comprenderlo appieno, bisogna inquadrare il suo pensiero nella teoria del “tecnofeudalismo”: secondo lui, il capitalismo tradizionale è stato soppiantato da un nuovo sistema in cui il potere non risiede più nelle fabbriche o nelle banche tradizionali, ma nei giganti della tecnologia che possiedono “capitale nuvola” (cloud capital) e vivono di rendite digitali. In questa prospettiva, la competizione USA-Cina è anche una competizione per il dominio di questo nuovo potere. La Cina, secondo lui, sta costruendo lentamente un’alternativa al sistema dominato dal dollaro.
GLI STATI UNITI HANNO COSTRUITO LA PROPRIA EGEMONIA SUL DOLLARO
Dopo la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti erano la grande potenza industriale mondiale. Il problema era: come continuare a vendere i propri prodotti a un mondo impoverito dalla guerra? Washington finanziò quindi la ricostruzione europea e giapponese. I dollari circolavano fuori dagli Stati Uniti e poi ritornavano verso gli USA attraverso il commercio e gli investimenti.
Successivamente gli Stati Uniti passarono da una posizione di surplus a una posizione di deficit commerciale. Ma, secondo Varoufakis, questo non indebolì l’egemonia americana: il dollaro e il sistema internazionale dei pagamenti permettevano agli USA di finanziare il proprio deficit attraverso il resto del mondo.
PER GLI USA, LA CINA È DIVENTATA PERICOLOSA non perché vuole conquistare militarmente il mondo, ma perché è diventata un concorrente tecnologico e industriale. Varoufakis smonta cinque narrazioni occidentali: furto di proprietà intellettuale, svalutazione competitiva, controlli sui capitali come arma sleale, dumping industriale e sottoconsumo interno. Per lui, sono tutte scuse per non guardare in faccia il vero motivo del successo cinese: pianificazione, investimenti e visione di lungo periodo, mentre l’Occidente si aggrappa a queste narrazioni distorte per nascondere i propri fallimenti strutturali.
Varoufakis parla del digital RMB, cioè dello yuan digitale, e soprattutto dell’integrazione tra banche cinesi, grandi aziende tecnologiche e sistemi di pagamento. Oggi una transazione internazionale passa attraverso una complessa rete finanziaria nella quale il dollaro e le istituzioni finanziarie occidentali hanno un ruolo centrale.
La Cina potrebbe invece creare una sorta di “autostrada finanziaria” alternativa, nella quale le transazioni internazionali potrebbero essere effettuate direttamente attraverso infrastrutture cinesi e in yuan. Ciò che rende questa alternativa potenzialmente temibile, per Varoufakis, è che la Cina ha un ecosistema più integrato: lo Stato, le banche centrali, le grandi piattaforme tecnologiche e i sistemi di pagamento dialogano tra loro in modo coordinato, mentre in Occidente questi attori sono spesso in conflitto. È questa “sinergia pubblico-privato” che potrebbe rendere l’infrastruttura cinese più agile e competitiva nel lungo periodo.
Non significa che questo sistema abbia già sostituito il dollaro. Varoufakis stesso riconosce che è ancora lontanissimo dal farlo. Ma sostiene che l’infrastruttura alternativa esiste e può crescere.
IL MEDIO ORIENTE
La Cina è diventata contemporaneamente:
– uno dei principali partner commerciali dei Paesi del Golfo;
– un grande acquirente di energia;
– un partner economico dell’Iran;
– un interlocutore dell’Arabia Saudita;
– un mediatore diplomatico.
E soprattutto non pretende necessariamente di costruire una rete di alleanze militari paragonabile a quella americana. L’accordo del 2023 tra Arabia Saudita e Iran è significativo non solo perché riduce le tensioni, ma perché è stato raggiunto senza che gli Stati Uniti fossero coinvolti. Questo mostra che la Cina può costruire un’architettura diplomatica alternativa che non passa attraverso la sicurezza militare americana – e che, una volta consolidata, potrebbe estendersi anche alla dimensione commerciale e finanziaria, compreso l’uso dello yuan.
Nella lettura proposta da Varoufakis, questo rappresenta un modo completamente diverso di esercitare influenza: non attraverso basi militari e protezione armata, ma attraverso commercio, investimenti, infrastrutture e diplomazia.
LA GUERRA IN UCRAINA HA PARADOSSALMENTE FAVORITO QUESTA ALTERNATIVA
Dopo il congelamento delle riserve russe da parte dell’Occidente, altri Paesi hanno iniziato a chiedersi: “Se i miei dollari possono essere congelati domani, quanto è sicuro tenere tutte le mie riserve nel sistema finanziario occidentale?” Non significa che Arabia Saudita o Emirati vogliano abbandonare il dollaro. Significa piuttosto che potrebbero voler diversificare. Ed è qui che la Cina può offrire un’alternativa.
PERCHÉ GLI USA REAGISCONO COSÌ DURAMENTE
Secondo lui, Washington non teme principalmente che la Cina invada qualcuno. Teme che la Cina costruisca un sistema alternativo al monopolio finanziario americano. Per questo interpreta la guerra commerciale, le restrizioni tecnologiche e la crescente contrapposizione USA-Cina come parti di una stessa strategia. La nuova Guerra fredda può essere letta, in ultima analisi, come una competizione per il controllo dell’infrastruttura economica e finanziaria mondiale.
LA “TRAPPOLA DI TUCIDIDE”
Secondo lui è sbagliato pensare: potenza A cresce → potenza B si sente minacciata → inevitabilmente guerra. Questa è la cosiddetta trappola di Tucidide. Varoufakis la considera una lettura deterministica della storia. Per lui non c’è nessuna legge storica che obblighi Stati Uniti e Cina a combattersi.
La domanda dovrebbe essere: Perché non cooperare? E propone: riduzione delle basi militari, accordi sulle rispettive sfere di sicurezza, cooperazione economica e miglioramento simultaneo delle condizioni di vita delle popolazioni.
IL RUOLO DELL’EUROPA – UN ATTORE SUBALTERNO
Per lui, l’Unione Europea non è un attore autonomo in questa partita, ma un subalterno degli Stati Uniti. Bruxelles ha rinunciato a qualsiasi ambizione di mediazione o di politica estera indipendente, finendo per allinearsi acriticamente alle posizioni di Washington. Questo, dice Varoufakis, è un errore storico: l’Europa potrebbe invece svolgere il ruolo di ponte tra le due potenze, difendendo i propri interessi economici (che sono più intrecciati con la Cina di quanto si voglia ammettere) e contribuendo a de-escalare il conflitto. Invece, si sta “svendendo” a una logica bipolare estranea ai suoi interessi.
LA QUESTIONE NON È CHI VINCERÀ, MA SE SI VUOLE USCIRE DALLA LOGICA DELLA SCONFITTA DELL’ALTRO
Varoufakis interpreta la competizione internazionale come una scelta fra una politica fondata sulla forza e una politica fondata sull’interdipendenza e sulla cooperazione. La sua proposta finale è esplicitamente quella di uscire dalla logica della contrapposizione e della guerra.
Tuttavia, per lui, questo richiederebbe anche che l’Occidente smetta di raccontarsi le proprie bugie e riconosca che la sfida cinese non è il frutto di un complotto o di pratiche sleali, ma il risultato di una strategia industriale e tecnologica coerente. Solo da questo riconoscimento, sostiene, può nascere una vera trattativa. In caso contrario, la competizione continuerà a scivolare verso il conflitto, alimentata da narrazioni che servono più a giustificare le paure occidentali che a comprendere la realtà.