
Tornato dallo stacco vacanziero, mi ributto sul lavoro. A parte la questione del woke (riguardo la quale rimando a un articolo che uscirà su InsideOver), mi imbatto nella seconda tranche del programma dell’ultimo fenomeno di marketing politico, che di nome fa Vannacci. Non entro nel merito, perché ci sarà tempo. Faccio solo due osservazioni.
In questi ultimi anni, dopo il trauma collettivo del biennio Covid, l’area del dissenso è stata e continua a essere infestata da gente, e parlo anche di lettori, spettatori ed elettori, che non ha meglio da fare che accusarsi reciprocamente del reato da “gatekeeper”, marchio d’infamia con cui additare di connivenza col “mainstream” chi magari è colpevole soltanto di avere un’opinione non abbastanza dietrologica.
Ecco, ora che è spuntato uno che “gatekeeper” ce l’ha scritto in faccia, un palese venditore di fuffa, un imbonitore culturalmente più arretrato di mia nonna buonanima, nessuno parla più di gatekeeper. Cioè, in italiano, di truffatore politico.
Anzi, togliendosi ogni residua maschera c’è chi accorre in soccorso del vincitore, facendo emergere quel che si era già capito da un pezzo. E cioè che l’anima profonda del mondo sedicente dissidente è esattamente quella roba lì, un miscuglio di tardo-nazionalismo anti-Ue ma non anti-americano (infatuazione per Trump), di legge&ordine (ma non per i colletti bianchi, solo per gli straccioni), di wokismo alla rovescia (tanto quelli di sinistra, almeno fino a oggi, erano fissati con i diritti civili e il genere sessuale, tanto a destra ne sono ossessionati, nell’illusione di ristabilire la famiglia da mulino bianco), di anti-immigrazionismo che non risale alle cause ma colpevolizza gli stranieri e vorrebbe farli sparire come per magia (o assimilarli, cioè far sparire le differenze) e, ultimo ma non ultimo, il razzismo più vile e bilioso, il razzismo sociale verso chi non sta al passo con il tritacarne umano della competizione di mercato (falsata in “meritocrazia”, secondo il luogo comune più vieto dei porci liberali).
Le pecore stanno ritornando all’ovile, seguendo il pastore che, bisogna dire, almeno non finge e non si schermisce dietro ipocrite formule “anti-sistema”: è sistema puro. Solo che in mimetica, e con quel non so che del vecchio marine di American Beauty, avete presente il film? Quello dall’integerrima morale di represso lucida-medaglie.
Alessio Mannino