
«LA SFIDA. LA FATWA SUL NUCLEARE È SCADUTA: L’IRAN FA PAURA» DI FARIAN SABAHI – FQ 21 AGO 2026
IL PUNTO “CHIAVE” IN IRAN: «… fatwa inopportuna, perché oggi l’Iran è in una regione in cui la proliferazione nucleare è evidente»!!!
N.B.: «“Alla Casa Bianca si discute spesso della possibilità di sganciare l’atomica sull’Iran”»!
«Così scrive sui social Marjorie Taylor Greene, già membro del Congresso e un tempo assai vicina a Trump, da cui ha preso le distanze quando chiese che fossero resi pubblici i documenti del caso Epstein.
Greene aggiunge: “L’intelligence aveva comunicato all’Amministrazione che l’Iran era ben lontano dall’ottenere l’atomica, anche se da decenni Israele sostiene che manchino poche settimane”. In assenza di altre soluzioni e spalle al muro nel conflitto, è verosimile che Trump abbia valutato l’opzione nucleare su Teheran e Isfahan. Dopotutto, nei mesi scorsi ha dichiarato di voler cancellare la civiltà persiana.
Il pericolo non è scongiurato, perché pare sia falsa la notizia del 21 aprile, secondo cui i codici della valigetta per l’atomica sarebbero stati negati al presidente. Ora Trump si sta accontentando di minacciare una “devastante” “operazione economica speciale” fatta di ulteriori sanzioni a Teheran e tutti i Paesi che l’aiutano (Cina in primis).
Il nucleare resta comunque di attualità. Assassinato il leader supremo Ali Khamenei, è decaduta anche la sua fatwa che metteva fuori legge l’atomica. Come ricorda Greene, per decenni Israele ha ripetutamente dichiarato che l’Iran sarebbe stato a poche settimane dall’ottenere la bomba, ma questo risultato non è mai stato raggiunto perché a vietarne la costruzione e il successivo utilizzo è stata una fatwa, ovvero un decreto religioso emesso dal leader supremo Ali Khamenei. Prima di lui, quello stesso decreto era stato emanato da Khomeini, fondatore della Repubblica islamica. Erano i primi anni 80.
Un pomeriggio Ali Asghar Soltanieh, ambasciatore d’Iran presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica fu testimone della fatwa di Khomeini contro le armi nucleari, definite non-islamiche. Soltanieh fece tradurre la fatwa dell’allora capo di Stato e la inviò su un cartoncino con gli auguri natalizi ai suoi colleghi, i diplomatici presso l’Aiea di stanza a Vienna.
La Repubblica islamica è da sempre attraversata da correnti diverse, in antagonismo tra loro. Sulla questione del nucleare, si era trovato un accordo. Il programma nucleare era stato portato a Teheran dagli americani negli anni Cinquanta, con l’obiettivo di creare energia elettrica per uso domestico in modo da esportare tutto il petrolio possibile. Durante la monarchia si trattava di un programma a scopi civili, e così doveva continuare nella Repubblica islamica. Khomeini morì nel 1989. A succedergli fu Ali Khamenei. Anch’egli emanò una fatwa contro il nucleare, durante la preghiera del venerdì nel settembre 2004.
Alcune settimane dopo, il deputato iraniano Hojatoleslam Mohammad Taqi Rahbar dichiarò però che la fatwa era inopportuna, perché oggi l’Iran è in una regione in cui la proliferazione nucleare è evidente, e quindi non possono esservi restrizioni legali all’atomica. Finché Ali Khamenei fu in vita, la sua fatwa restò in vigore. L’opposizione era però evidente. Morto lui e decaduta la fatwa, con la guerra in corso difficilmente si potrà impedire ai pasdaran di dotarsi dell’atomica.
A Teheran corre voce se la siano già procurata e, per questo, Israele avrebbe smesso di bombardare.»