
Questa mattina tutti guardavano quel C-17 Globemaster III dell’US Air Force atterrato a Vnukovo, a Mosca. Un aereo militare americano proveniente da Riga, partito originariamente dall’area di Washington. Il Cremlino diceva di non avere informazioni, dagli Stati Uniti nessuna spiegazione e nel frattempo per le strade di Mosca veniva segnalato un corteo diplomatico americano.
Sembrava già una notizia notevole.
Poi è arrivato il particolare che cambia tutto:
A MOSCA C’ERA JOHN RATCLIFFE, IL DIRETTORE DELLA CIA.
Non un funzionario di terza fila. Non un diplomatico mandato a consegnare una busta. Il capo dell’intelligence americana. L’uomo che informa direttamente il presidente degli Stati Uniti sulle questioni più delicate della sicurezza nazionale.
E soprattutto: Ratcliffe non era andato a Mosca per fare turismo sulla Piazza Rossa. Secondo diverse fonti americane era lì per incontri il cui contenuto e i cui interlocutori non sono stati resi pubblici. È la prima visita conosciuta di un direttore della CIA a Mosca dal 2021. (Reuters)
Ed è qui che la scena diventa meravigliosa.
Perché mentre in Europa siamo ancora alla liturgia quotidiana del “con Putin non si parla”, delle dichiarazioni solenni, dei vertici, dei comunicati e delle fotografie con Zelensky, gli americani prendono il capo della CIA, lo mettono su un aereo militare e lo fanno arrivare direttamente a Mosca.
A Kiev devono aver aperto Flightradar e pensato:
— «Che cos’è quello?»
— «Un C-17 americano.»
— «Dove va?»
— «Mosca.»
— «Bene. E chi c’è sopra?»
— «Il direttore della CIA.»
— «…CHIAMATE BRUXELLES.»
— «Bruxelles non sa niente.»
— «ALLORA CHIAMATE LONDRA.»
— «Stanno ancora facendo le foto con Zelensky.»
— «Perfetto. Siamo a posto.»
Ma c’è un particolare ancora più interessante.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, in concomitanza con la visita gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Ucraina di evitare temporaneamente attacchi contro Mosca, San Pietroburgo e altre zone della Russia settentrionale. Anche una fonte ucraina ha confermato che Washington aveva chiesto a Kiev di non colpire alcune aree russe. (hromadske)
E qui, al di là delle battute, bisogna fermarsi un momento.
Perché questa è la parte politicamente più importante della storia.
Washington non soltanto mantiene un canale diretto con Mosca: quando quel canale deve funzionare, chiede anche a Kiev di non disturbarlo.
Questo non significa che sia stato raggiunto un accordo. Non significa che Trump stia “abbandonando l’Ucraina”. E soprattutto non sappiamo ancora di cosa Ratcliffe abbia realmente discusso: Ucraina, Iran, intelligence, detenuti americani, avvertimenti militari o più dossier contemporaneamente sono tutte ipotesi possibili.
Ma significa una cosa molto più semplice: dietro la guerra raccontata davanti alle telecamere continua a esistere una diplomazia che non passa davanti alle telecamere.
Ed è perfettamente normale che a gestirla sia anche l’intelligence. Quando due potenze nucleari devono trasmettersi messaggi che non possono finire in un comunicato stampa, spesso non mandano il ministro con i fotografi: mandano uomini che non devono spiegare pubblicamente perché sono lì.
La CIA e i servizi russi hanno mantenuto canali di comunicazione anche nei momenti più duri del conflitto. William Burns andò a Mosca nel novembre 2021. Nel corso della guerra intelligence e apparati di sicurezza hanno continuato ad avere contatti su escalation nucleare, detenuti, terrorismo e gestione dei rischi strategici.
Per questo la domanda interessante non è:
“Perché un C-17 americano è atterrato a Mosca?”
Ora sappiamo che l’aereo era soltanto il mezzo.
La domanda è:
che cosa aveva da dire il capo della CIA ai russi tanto da rendere necessario un viaggio non annunciato a Mosca?
E soprattutto: quanto ne sapevano Kiev e le capitali europee?
Perché mentre l’Europa continua a discutere di come aumentare la pressione su Mosca, Washington dimostra ancora una volta una vecchia regola della geopolitica:
si può combattere il proprio avversario, minacciarlo, sanzionarlo e contemporaneamente continuare a parlargli.
Anzi, quando la situazione diventa veramente seria, è proprio allora che si parla.
Ed ecco perché oggi l’immagine più divertente non è quella del C-17 che scende su Vnukovo.
È quella di qualche ufficio europeo davanti al telefono:
«Scusate… ma nel gruppo WhatsApp ci siamo ancora?»