
I tedeschi provano giustamente vergogna per aver ammazzato sei milioni di ebrei, ma non ne provano per aver ammazzato ventisette milioni di russi. Eppure l’invasione dell’Unione sovietica fu una delle azioni più mostruose che la storia umana ricordi. Hitler , al riguardo, non aveva nascosto le sue intenzioni, che già nel Mein Kampf erano state dichiarate. Si trattava di liberare gli ampi spazi orientali per l’insediamento dei padroni tedeschi. Alle popolazioni autoctone superstiti sarebbe stato riservato il ruolo di manodopera servile. L’operazione Barbarossa era stata quindi concepita come l’inizio di una guerra di sterminio nella quale non valevano le convenzioni rispettate sul fronte occidentale. Sarebbe stato fatto ai russi quello che i coloni americani avevano fatto ai pellerossa.
Questo progetto può sembrare pazzesco, ma ad esso aderirono le classi dirigenti del paese. Gli stessi ufficiali che attentarono ad Hitler nel 1944 non intendevano porre fine alla guerra , come spesso si dice. Il loro obiettivo era porre fine alla guerra contro gli Stati Uniti e l’Inghilterra per poter concentrare contro l’Unione sovietica le forze superstiti della Wehrmacht.
Oggi, in condizioni diverse, abbiamo la riproposizione di questo antico obiettivo. Le classi dirigenti tedesche, vedendo franare sotto i loro piedi i presupposti della prosperità economica del paese, intendono rifarsi saccheggiando i beni della Russia. Qualora questo progetto riuscisse, le conseguenze per chi lo subisce non sarebbero molto diverse da quelle ipotizzate dai nazisti. Molti indizi mi fanno però credere che il piano non si realizzerà. È molto più probabile che questa perversa politica delle classi dirigenti tedesche si trasformi ancora una volta in un boomerang.
Silvio Dalla Torre