
«Mi trovavo di passaggio a Verona, per andare a Brescia, avevo vent’anni ed ero innamorato; al bar della stazione avevo ordinato un cappuccino ed un cornetto, gli altri avventori, dei bei grappini; erano le sei del mattino. Lì bevono forte; quando lo vedi con i tuoi occhi è diverso da quando lo senti dire. Comunque. Tra gli avventori del bar c’era un vecchietto, parecchio brillo. Stava chiedendo a tutti di offrirgli un’altra grappa e, immancabilmente, tutti gli rispondevano che aveva già bevuto troppo, che era ora di fermarsi, che sarebbe stato meglio, per lui, tornare a casa: i soliti discorsi, scontati, da chi dispensa saggi consigli a piene mani, tanto sono gratis. Lui non si dava per vinto; aveva uno sguardo particolare, sincero, intenso, che parlava di una necessità, intima. Quando mi guardò, io capii, di colpo, capii. Andai dal barista: «Dia una grappa al signore, la pago io.»
«Ma vuole scherzare? Non vede che è già bello ubriaco, ha bisogno di andare a dormire»
«Lo dice lei. Lui, in questo momento, ciò di cui ha realmente bisogno, è solo un altro bicchiere. Mi creda.»
«Come vuole. Ma non gli fa certo bene…»
«Neanche i primi quattro gli hanno fatto bene, che dice? In questo momento non ha bisogno di una predica, ma di un altro bicchiere»
Nel bar calò il silenzio. Non credo che tutti abbiano capito; qualcuno, magari sì.
«Davvero una bella storia. Cosa hai visto in quello sguardo?»
«La necessità di chi vive nel presente.»