
𝗟𝗔 𝗥𝗨𝗦𝗦𝗜𝗔 𝗛𝗔 𝗜𝗡𝗩𝗜𝗔𝗧𝗢 𝗔 𝗟𝗢𝗡𝗗𝗥𝗔 𝗨𝗡 𝗠𝗘𝗦𝗦𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗗𝗔𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗕𝗜𝗦𝗦𝗜
A Londra devono avere una concezione molto elegante della guerra.
Le armi britanniche possono colpire la Russia e tutto resta “sostegno all’Ucraina”.
Quando Mosca ricorda che anche le installazioni militari britanniche potrebbero diventare bersagli, improvvisamente ricompare la parola 𝗲𝘀𝗰𝗮𝗹𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻.
Curioso.
Il 27 agosto il Ministero degli Esteri russo ha avvertito che l’impiego di armi britanniche contro il territorio russo potrebbe avere conseguenze anche per asset militari di Londra fuori dall’Ucraina.
Fin qui, diplomazia.
Poi dal Mar Bianco è arrivato il promemoria con lo scafo.
𝗞𝗛𝗔𝗕𝗔𝗥𝗢𝗩𝗦𝗞.
Il nuovo sottomarino nucleare russo ha iniziato le prove in mare. Ed è stato progettato attorno a Poseidon, il gigantesco sistema subacqueo autonomo a propulsione nucleare concepito per trasportare una testata nucleare su distanze intercontinentali.
In altre parole, mentre l’Occidente investe miliardi per guardare il cielo, Mosca ha deciso di passare dal seminterrato.
𝗣𝗼𝘀𝗲𝗶𝗱𝗼𝗻 𝗻𝗼𝗻 𝗯𝘂𝘀𝘀𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗮 𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮.
𝗣𝗮𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼.
Sulle sue caratteristiche circolano numeri spettacolari: velocità enormi, profondità eccezionali, autonomia praticamente illimitata, testate di potenza colossale.
Alcune stime possono essere fondate. Altre appartengono al grande circo della propaganda, russa e occidentale.
La famosa “onda radioattiva alta come un grattacielo” lasciamola pure ai tabloid che devono vendere copie.
Il punto serio è un altro.
𝗘𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝘂𝗻 𝘃𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗻𝘂𝗰𝗹𝗲𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗺𝘂𝗼𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝗻𝗼𝗿𝗺𝗶 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗲 𝘀𝗼𝘁𝘁’𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮.
E ora esiste anche il sottomarino costruito per portarlo.
Il numero esatto di Poseidon imbarcabili? Le fonti aperte parlano comunemente di più unità, spesso sei.
Il dettaglio decisivo, però, non è se siano quattro, cinque o sei.
È che il concetto occidentale dello “scudo” comincia ad avere un piccolo problema filosofico:
𝗹’𝗼𝗰𝗲𝗮𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝗶𝗻𝘀𝘁𝗮𝗹𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗶𝗼𝘁.
Puoi riempire l’Europa di radar.
Puoi seguire i missili dai satelliti.
Puoi piazzare intercettori ovunque.
Poi arriva qualcuno che decide di viaggiare sotto il tappeto.
Ed ecco che la Gran Bretagna, isola orgogliosamente impegnata a spiegare agli altri quanto sia ragionevole alzare continuamente la posta contro una potenza nucleare, scopre un’improvvisa passione per la prudenza.
𝗠𝗲𝗿𝗮𝘃𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝘀𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗹𝗮 𝗴𝗲𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗲𝗻𝗮 𝗹𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗮 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗧𝗩.
Nessuno sano di mente dovrebbe desiderare di verificare sul campo quanto Poseidon sia davvero veloce, silenzioso o distruttivo.
Ed è precisamente questo il senso della deterrenza.
Non devi convincere l’avversario che la tua arma è invincibile.
Devi convincerlo che 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗿𝗹𝗼 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝘂𝗻’𝗶𝗱𝗲𝗮 𝗶𝗱𝗶𝗼𝘁𝗮.
Il Khabarovsk non significa che domani Londra finirà sott’acqua.
Significa qualcosa di molto più concreto:
𝗠𝗼𝘀𝗰𝗮 𝘀𝘁𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝘀𝗰𝗮𝗹𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗱𝗮̀ 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗡𝗔𝗧𝗢.
Alcune, oltretutto, non si vedono sul radar.
Navigano sotto.
Shakespeare chiedeva: “Essere o non essere?”
A Londra forse conviene aggiornare il copione:
𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝘁𝗶𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮… 𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗰’𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗻𝘂𝗰𝗹𝗲𝗮𝗿𝗲?