
Santo patrono di chi non ce la fa, di chi arriva in ritardo, ma non ha voglia di inventarsi scuse.
In un’epoca ossessionata dalla performance, tra gente che fa il saluto al sole alle sei del mattino, frulla il cavolo nero, fattura, prenota il padel e ti spiega su LinkedIn come ottimizzare il mindset… Lui si erge. Maestoso e leggermente curvo.
È la rassicurazione che non devi per forza spaccare il mondo tutti i giorni.
Lo specchietto retrovisore in cui guardiamo la nostra nevrosi schiantarsi a trecento all’ora.
La sua non è una filmografia, è una diagnosi in tempo reale.
Negli anni ‘90, quando c’era ancora l’illusione di non omologarsi, sedeva al Costanzo Show come un alieno sornione. Emblema dello scazzo, ma non come pigrizia, lo scazzo come trincea.
Resistenza passiva contro un mondo che ti voleva perennemente sul pezzo.
Con Tutti giù per terra ha elevato il disincanto a manifesto generazionale.
Oggi è passato anche dietro la macchina da presa con Nonostante, un film in bilico tra vita e morte, sbattuto in faccia con disarmante leggerezza. E poi c’è il Nastro d’Argento vinto per Cinque secondi di Paolo Virzì.
E mentre gli altri attori piangono a favore di camera e dedicano i premi alla mamma, lui prende la statuetta con l’aria di chi aspetta il verde al semaforo sulla Tiburtina. Con quell’espressione che ti fa capire che sì, è un bel riconoscimento, i premi fanno piacere, ma alla fine della fiera la vita vera, sta sempre da un’altra parte.
Valerio è il nostro scudo termico contro il logorio della modernità.
La prova vivente che puoi essere geniale senza mai dare l’impressione di averci provato davvero, innalzando ad arte la nobilissima filosofia del “vabbè”.
Non a caso Zerocalcare, cercando una voce per la propria coscienza, gli affida l’Armadillo.
E chi altri?
In un’epoca tossica che ti violenta a colpi di “se vuoi puoi” ed “esci dalla comfort zone”, Mastandrea è l’antieroe di cui abbiamo disperatamente bisogno. Quello che ti guarda, fa spallucce e sussurra…
Statte fermo, che fai solo danni