
“I tre ubriaconi che firmarono il patto della Beloveshkaja Puscha, la notte dell’8 dicembre 1991, nel quale proclamavano, tra una vodka e l’altra, che “l’entità un tempo nota come Unione Sovietica non esisteva più”, non si resero conto che sollevavano onde che sarebbero arrivate a riva molti anni, anzi decenni, dopo di loro. Si chiamavano Eltsin, Kravchuk, Sushkevic, ma chi se li ricorda più?”
Nel 2020 muore, a 79 anni, Giulietto Chiesa, nato ad Acqui Terme il 4 settembre 1940.
Giornalista professionista per tutta la vita, corrispondente da Mosca per “L’Unità” e “La Stampa”, ha scritto vari libri sull’Unione Sovietica e sulla Russia e nel 2003 è stato parlamentare europeo.
Giulietto è sempre stato molto critico verso l’Occidente e, anche perché accusato di complottismo riguardo a molti misteri della nostra società contemporanea, negli ultimi tempi non è più stato coinvolto o invitato nei dibattiti pubblici nazionali.
Il suo stile, controverso e irriverente ma sempre chiaro e lineare, fortemente accusatorio contro le guerre attuali e la globalizzazione, incuteva timore all’opinione pubblica dominante.
Di certo una voce controcorrente e mai banale come quella di Giulietto Chiesa sarebbe fondamentale al giorno d’oggi, in un periodo storico in cui chiunque provi anche solo a dissentire o a dubitare delle versioni ufficiali viene tacciato, screditato ed emarginato in ogni modo possibile