
Il 22 agosto Vladimir Putin non aveva parlato per metafore tanto difficili da capire. Dopo settimane di attacchi ucraini contro raffinerie, depositi, Wildberries, Ozon e altre infrastrutture economiche russe, aveva detto che Kiev aveva “aperto il vaso di Pandora” e che avrebbe ricevuto una risposta nei suoi «settori economici più sensibili». Non mesi fa. Pochi giorni fa. (Reuters)
Poi è arrivata Zaharova, ancora più esplicita sul coinvolgimento occidentale: armi britanniche utilizzate per colpire il territorio russo possono comportare, secondo Mosca, una risposta contro installazioni militari britanniche anche oltre i confini ucraini. E Lavrov da tempo insiste sullo stesso principio politico: se l’Occidente passa dal semplice sostegno alla partecipazione sempre più diretta, non può pretendere contemporaneamente l’immunità dalle conseguenze dell’escalation. (Reuters)
Adesso guardiamo cosa sta succedendo.
La Russia ha intensificato gli attacchi contro il sistema economico e logistico ucraino: magazzini, centri di distribuzione, catene commerciali, infrastrutture ferroviarie, imprese e depositi alimentari. Reuters parla apertamente di una campagna crescente contro la logistica e riferisce un dato impressionante comunicato dallo stesso ministro ucraino dell’Agricoltura Taras Vysotskyi: circa il 90% della logistica alimentare gestita dalle grandi catene retail sarebbe stato distrutto. Non il 90% di tutta la logistica dell’Ucraina, attenzione, ma comunque una devastazione enorme della rete distributiva commerciale. (Reuters)
E qui entra in scena quel principio che in Occidente sembra diventato improvvisamente sconveniente ricordare: la causalità.
Per anni si è ragionato come se esistesse una guerra con una curiosa zona franca: si potevano fornire missili sempre più sofisticati, intelligence, tecnologia, autorizzazioni per colpire sempre più profondamente la Russia; si potevano incendiare raffinerie russe, colpire infrastrutture energetiche e giganteschi centri logistici come Wildberries e Ozon… mentre dall’altra parte ci si aspettava che Mosca continuasse a combattere mantenendo una sorta di riguardo particolare verso l’apparato economico collegato agli interessi occidentali.
Poi Putin ha detto: avete aperto il vaso di Pandora.
E sembra proprio che qualcosa sia cambiato.
Non serve inventare complotti né sostenere che ogni singolo magazzino sia stato colpito perché portava un marchio occidentale. Sarebbe una conclusione che oggi non possiamo dimostrare. Ma sostenere che non esista alcun rapporto tra l’escalation degli attacchi economici ucraini in Russia e la successiva intensificazione russa contro l’economia e la logistica ucraina significa ignorare persino quello che Putin stesso ha dichiarato pubblicamente: Mosca considera questi attacchi una risposta alle azioni contro le proprie infrastrutture civili, industriali e logistiche. (Reuters Connect)
Auchan, PepsiCo, Silpo, Novus, Comfy e numerose altre strutture commerciali e logistiche sono finite dentro questa nuova fase della guerra. E contemporaneamente l’Ucraina ha intensificato gli attacchi contro raffinerie russe e contro colossi della distribuzione come Ozon e Wildberries: il deposito Wildberries di Tambov, circa 100.000 metri quadrati, è stato distrutto da un incendio provocato da un drone. (Reuters)
Questa è ormai guerra economica simmetrica.
Può piacere o non piacere. Si può condannarla, ed è legittimo farlo. Ma non si può pretendere di raccontarne soltanto metà.
Perché quando allarghi progressivamente il campo degli obiettivi, quando trasformi raffinerie, depositi, aziende e reti logistiche dell’avversario in strumenti della guerra, prima o poi l’avversario applica la stessa logica contro di te.
Ed è questo il punto che avevano annunciato Putin, Lavrov e Zaharova: se continuate ad allargare il perimetro dello scontro, si allargherà anche il perimetro della risposta.
Il vaso di Pandora non si apre soltanto dalla parte che conviene raccontare.
E alla fine, come sempre, chi paga il prezzo più alto non siede né al Cremlino né nei palazzi europei.
Lo paga la gente comune.