
I passi della Cina sembrano più silenziosi dalla crisi dello Stretto di Hormuz, ma il regime cinese si muove sempre, e i passi sono arrivati sino all’Egitto.
In risposta all’aggressione USA dell’Iran, la Cina ha deciso di rafforzare la presenza strategica ed economica in Asia occidentale. Per farlo ha scelto prima di stringere la mano ad un agente molto vicino ai canali del Levante: l’Egitto di al-Sisi.
Xi Jinping è stato accolto con tutti gli onori militari dal dittatore egiziano. Xi ha parlato di “solidarietà e amicizia”, al-Sisi di “equilibri strategici”. Non sono certo le prime presentazioni per Cina ed Egitto, ma ad essere interessante è l’obiettivo: ridurre interferenze statunitensi nella regione.
L’Egitto, per la Cina, è un importante mercato, ma non solo. Il mese scorso i due paesi hanno avviato esercitazioni militari congiunte, e da anni stringono rapporti commerciali di centinaia di milioni di dollari.
L’Egitto, invece, vuole rafforzare la sua forza geopolitica in risposta all’asse turco-saudita-pakistano nato da poco, da cui l’Egitto è stato esplicitamente escluso da Riad.
La mossa cinese si allinea con una tendenza che Pechino avanza da tempo, confermata anche all’ultimo vertice a Kirghizistan: porsi a livello internazionale come un “leader del Global South”, approfittando del declino istituzionale mondiale degli USA. La nuova strategia per molti paesi, da almeno un anno, è questa: “Con la Cina bisogna fare affari”.
L’Egitto è solo l’ultima conferma. Da inizio 2026, si sono avvicinati alla Cina in particolare i paesi africani, ma anche il Brasile, l’India, il Kirghizistan. Persino in UE, i paesi del Nord Europa, i Baltici e soprattutto la Spagna, importante partner UE, hanno fatto dei passi in avanti verso Pechino.
Il segreto del successo di Pechino è la sua convenienza. Mentre gli accordi con la Russia sono quasi impossibili da stringere per via delle sanzioni e della radicale posizione geopolitica, la Cina tende a preferire pragmatismo, non chiede difesa militare ed è molto più difficile da sanzionare del tutto.
Inoltre, mentre Mosca offre principalmente gas, Pechino offre pannelli solari, treni, auto, telefonia, finanziamenti per costruire opere pubbliche, oltre a possedere un mercato globale impensabile per la Russia.