
𝗗𝗢𝗣𝗢 𝗤𝗨𝗔𝗧𝗧𝗥𝗢 𝗔𝗡𝗡𝗜, 𝗜𝗩𝗔𝗡 𝗥𝗜𝗡𝗨𝗡𝗖𝗜𝗔 𝗔𝗟 𝗖𝗔𝗩𝗜𝗔𝗟𝗘
Signori, è fatta.
Possiamo sciogliere la NATO, spegnere le luci a Bruxelles e consegnare a Ursula la medaglia al valore economico.
Dopo quattro anni e mezzo di guerra, una collezione di pacchetti di sanzioni che ormai richiede un bibliotecario per essere catalogata, embarghi, tetti al petrolio, divieti commerciali, previsioni di default, collasso del rublo, implosione dell’economia e imminente ritorno del russo medio alla coltivazione della rapa sul balcone, è arrivata finalmente la Grande Vittoria.
Euronews titola:
«Russia, famiglie sempre più in difficoltà: crollano gli acquisti non essenziali».
Suonate le campane.
I Nostradamus d’Occidente, quelli che dal 2022 ci spiegano che Mosca è a circa tre settimane dal collasso definitivo, possono finalmente presentarsi alla cassa a ritirare il premio.
Perché il risultato è storico:
Ivan rimanda il frigorifero.
Katjuša userà ancora il cappotto dell’anno scorso.
Sergej, davanti al negozio di mobili, ha guardato l’armadio nuovo, ha guardato il prezzo e ha pronunciato la frase che attendevamo dal febbraio 2022:
«Quello vecchio può durare ancora».
𝗜𝗟 𝗖𝗥𝗘𝗠𝗟𝗜𝗡𝗢 𝗧𝗥𝗘𝗠𝗔.
Poi però, per uno di quegli spiacevoli incidenti che capitano quando si commette l’imprudenza di leggere l’articolo oltre il titolo, Euronews racconta una realtà un po’ meno adatta alla parata della vittoria.
Nel primo semestre del 2026 la spesa complessiva dei russi è aumentata del 14%. Le famiglie destinano più denaro ad alimentari e utenze e riducono o rinviano soprattutto gli acquisti costosi: abbigliamento, mobili, elettrodomestici, elettronica. E gli stessi esperti citati dal giornale precisano che non si tratta necessariamente di un crollo generalizzato dei consumi, bensì di una riorganizzazione delle priorità familiari.
Traduzione dal geopolitichese:
il russo sta facendo quello che milioni di europei fanno da anni.
Compra quello che gli serve e rimanda quello che può aspettare.
Solo che quando lo fa Ivan è «la Russia in ginocchio».
Quando lo facciamo noi si chiama consumatore consapevole.
Che meraviglia la semantica europea.
Se a Mosca comprano meno elettrodomestici, le sanzioni mordono.
Se a casa nostra si rimanda il televisore, siamo diventati sostenibili.
Se il russo cerca gli sconti è impoverimento.
Se noi inseguiamo il bollino rosso al supermercato è educazione finanziaria.
Se Katjuša non compra il cappotto, Putin è spacciato.
Se Giovanni non cambia l’auto perché costa quanto un monolocale, abbiamo finalmente abbracciato la mobilità dolce.
E mentre celebriamo la terribile tragedia del russo costretto a tenersi il divano dell’anno scorso, possiamo dare un’occhiata anche a qualche numeretto di casa nostra.
Nel 2024, secondo elaborazioni GIMBE su dati ISTAT, 5,8 milioni di italiani, il 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato almeno a una visita specialistica o a un esame diagnostico di cui avevano bisogno per liste d’attesa, difficoltà economiche o problemi di accesso.
Cinque milioni e ottocentomila.
Ma tranquilli: quello non è il frigorifero di Ivan.
Quindi fa meno titolo.
E ISTAT ci regala persino il dessert: nel 2024 il 9,9% della popolazione italiana non poteva permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni, cioè un pasto con carne, pesce o equivalente vegetariano. Nel 2023 era l’8,4%. Quasi un italiano su dieci.
Capite la raffinatezza del modello?
Ivan rinuncia al televisore: CRISI RUSSA.
L’italiano rinuncia alla visita specialistica: criticità del Servizio sanitario.
Ivan compra un frigorifero più economico: SANZIONI DEVASTANTI.
Un italiano su dieci fatica a permettersi regolarmente un pasto proteico: indicatore di deprivazione materiale e sociale.
Quando non hai più soldi per la bistecca, l’importante è darle un nome abbastanza lungo.
E quindi oggi niente polemiche.
Oggi brindiamo.
Dopo quattro anni e mezzo, sanzioni da Guinness dei primati e una successione di profezie sulla fine imminente della Russia che farebbe sembrare Nostradamus un timido dilettante, abbiamo finalmente ottenuto il risultato strategico decisivo:
da qualche parte a Mosca, un certo Ivan ha aperto il frigorifero, ha osservato pensieroso il caviale e ha detto:
«Katjuša, quello buono lo prendiamo sabato prossimo».
L’Occidente può dormire sereno.
Putin ormai ha le ore contate.
Come nel 2022.
Come nel 2023.
Come nel 2024.
Come nel 2025.
Come nel 2026.
Prima o poi, statisticamente, qualcuno ci azzeccherà.
Don Chisciotte
FONTI
Euronews, 7 settembre 2026 – “Russia, famiglie sempre più in difficoltà: crollano gli acquisti non essenziali”. Leggi l’articolo Euronews
Fondazione GIMBE, dati ISTAT – 5,8 milioni di persone hanno rinunciato nel 2024 ad almeno una visita specialistica o esame diagnostico necessario. Leggi i dati GIMBE
ISTAT – L’insicurezza alimentare in Italia, anno 2024 – il 9,9% della popolazione non può permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni. Leggi il rapporto ISTAT