
Strano ma vero: in un’estate tv di calma piatta, una giornalista ha fatto la differenza. Marianna Aprile, ancora una volta alla (co)-conduzione di “In onda” su La7, è riuscita nell’impresa non scontata di imprimere il suo bel taglio al programma come una insopportabile goccia, sera dopo sera, con eleganza lessicale, buone maniere e competenza.
La reazione, questa sì assai ovvia, è stata quella del fastidio diffuso, politici che interrompono con prepotenza, risatine, voci sovrapposte con la saccenza di chi crede di possedere le redini del salotto. Invece neanche un po’, le fila le ha rette proprio lei.
È stata Marianna Aprile, la prima a chiedere conto a Vannacci da dove accidenti pensava di prendere le coperture finanziarie per il suo colorito programma, perché «funziona così in una trasmissione: i giornalisti fanno le domande, i politici rispondono». E quando l’onorevole ridacchiando sotto le mostrine virtuali ha risposto che lui non faceva il ragioniere, ha regalato al pubblico una volta tanto la definizione chiara dell’espressione “propaganda”.
La modalità di Aprile è sempre la stessa. Un ospite pensa di poter parlare a caso, abituato a poter dire quel che capita senza interruzioni di sorta. A questo punto lei poggia le mani sul tavolo, prende fiato e, implacabile, riassume secondo buon senso lasciando che la contraddizione appena sganciata si infranga maldestramente sul pavimento lucido dello studio.
Che siano le amicizie di Ranucci, le stragi in mare, i successi di governo o le frequentazioni di Renzi, la sua attenzione è nello sgombrare il campo dai concetti appesi e giustificazioni mancanti. Della serie, se dici una cosa me la spieghi. Punto e grazie, col sorriso che non guasta, botta e risposta, zum zum, come la batteria onomatopeica della sigla.
E alla fine si è fatto largo nello spettatore un vago senso di soddisfazione, una sensazione antica che assomiglia al rispetto. Appunto, strano ma vero, scherzetto, pesce d’Aprile.