
TRANQUILLI: IL MONDO CI OBBEDISCE ANCORA.
Basta non guardare fuori dalla finestra. ![]()
La Russia parla con le autorità di Sana’a legate ad Ansarallah. Sul tavolo: Mar Rosso, navigazione, de-escalation, Yemen.
Sì, proprio quelli che per una certa narrazione occidentale dovrebbero stare nell’elenco degli “impresentabili con cui non si parla”.
Piccolo inconveniente: controllano un territorio, hanno capacità militari, incidono su una delle rotte commerciali più importanti del pianeta.
E quindi qualcuno, incredibilmente, ci parla.
Benvenuti nel nuovo scandalo internazionale: la diplomazia.
A Bruxelles forse non è ancora arrivata la circolare.
Per trent’anni abbiamo vissuto con una convinzione meravigliosamente comoda: il mondo aveva un centro, e quel centro eravamo noi.
Decidevamo chi isolare.
Chi riconoscere.
Chi sanzionare.
Chi fosse “comunità internazionale”.
E possibilmente anche chi dovesse ringraziarci.
Ora succede qualcosa di molto spiacevole.
Gli altri hanno cominciato a organizzarsi senza chiedere il permesso.
La Cina parla con l’Iran e con le monarchie del Golfo.
La Russia parla con attori che l’Occidente vorrebbe tenere ai margini.
I BRICS si allargano.
Africa, Medio Oriente e Asia moltiplicano relazioni, accordi, infrastrutture e tavoli diplomatici.
Noi invece continuiamo a comportarci come il padrone del ristorante mentre metà dei clienti ha già aperto un locale dall’altra parte della strada.
E ci stupiamo pure che sia pieno.
La questione non è stabilire se Mosca sia buona, cattiva, democratica, autocratica o sufficientemente presentabile per il salotto televisivo delle 21:15.
La geopolitica ha una cattiva abitudine:
se ne frega delle sceneggiature.
Conta chi possiede risorse.
Chi controlla rotte.
Chi può garantire sicurezza.
Chi può creare problemi.
E soprattutto chi è disposto a parlare con tutti.
Mentre noi costruiamo muri diplomatici, altri costruiscono ponti.
Poi arriva il momento in cui scopriamo che dall’altra parte del muro hanno continuato a commerciare, negoziare e stringere accordi.
Senza di noi.
Ed ecco la parte davvero dolorosa.
Non sta finendo l’Occidente.
Sta finendo qualcosa di molto più importante:
𝗟’𝗜𝗗𝗘𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗟’𝗢𝗖𝗖𝗜𝗗𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗦𝗜𝗔 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗢.
Quella sì.
Sta ricevendo una sepoltura con tutti gli onori.
E mentre al funerale continuiamo a spiegare quanto siamo indispensabili, fuori dal cimitero gli altri stanno già decidendo il prossimo appuntamento.
Senza mandarci l’invito