
C’è quasi sempre nella mentalità dell’occidentale una tendenza a valorizzare la sofferenza. Questa tendenza è un’eredità del Cristianesimo e del Romanticismo. Si è abituati da secoli a considerare la sofferenza come espiatrice, purificatrice e nobilitante. La sofferenza può avere queste virtù, ma esse non le sono inerenti. Qual è il valore esatto della sofferenza? È quello di un segno, la sofferenza è il segno di un errore, di una direzione sbagliata del desiderio. Essa non è un errore, è la conseguenza ed il segno dell’errore, e in quanto segno, essa è valida nella misura esatta in cui viene compresa. Soffrire non serve dunque assolutamente a niente, ciò che serve è capire di quale errore la nostra sofferenza è il segno. In questo senso e in questo senso soltanto, si può dire con De Musset: “L’uomo è un apprendista, il dolore è il suo Maestro”. Però non bisogna credere che il dolore sia il nostro unico maestro. Tutti gli avvenimenti sono nostri maestri nella misura in cui comprendiamo il loro significato. Per giungere alla discriminazione, la sofferenza non è necessariamente più utile della gioia. L’una e l’altra ci guidano nella misura in cui siamo capace di comprenderle. Che cos’è comprendere le gioie e le sofferenze della vita? È comprendere la loro menzogna. Ricordiamoci la frase di Kipling: “Se tu puoi incontrare trionfo dopo disfatta, e ricevere questi due menzogneri allo stesso modo…”. Che cosa significa l’espressione: “questi due menzogneri”? Il trionfo è quello che consolida l’io, la disfatta quello che lo distrugge. Ora l’io è un errore. È l’errore della separatività, dell’onda che si crede distinta dall’Oceano.
Il trionfo è dunque necessariamente menzognero perché ogni trionfo non è che una dilazione è presto o tardi l’onda ricadrà nell’oceano. Allo stesso modo la disfatta è menzognera perché la morte dell’onda non distrugge nulla. Un’onda che ritorna all’oceano non perde una sola goccia della sua acqua. Essa non perde che il nome e la forma, vale a dire le sue limitazioni, cioè ciò che è negativo in essa. La sua realtà positiva, l’acqua, è imperitura. Dunque, l’importante non è il piacere o il dolore, il successo o il fallimento, ciò che è importante è comprendere che essi non hanno alcuna importanza. E per capire questo le condizioni più favorevoli sono la calma, la pace, la serenità.
Jean Klein