
“Quando (yadā) si contempla (cintayet) l’occhio di Śiva (Rudrākṣa) un’apertura nel mezzo della testa (śiraḥ kapale vivaraṃ, si crea), allora (tadā) sorge (syāt) una luce splendente (jyotiḥ prakāśaḥ) come una massa di fulmini
(vidyut-puñja-samaprabhaḥ) gradualmente (mātreṇa) con questa (etad) contemplazione (cintana) avviene (bhavet) la distruzione (saṃkṣayaḥ, dei peccati), anche (api) un uomo di cattiva condotta (durācāraḥ puruṣaḥ) raggiunge (labhate) lo stato supremo (paramaṃ padam). Quando (yadā) il saggio (vicakṣaṇaḥ) contempla (cintāṃ karoti) questo (tad) giorno e notte (aharniśaṃ), ottiene stabilmente (bhavet dhruvam) la visione dei Siddha e anche il loro colloquio (siddhānāṃ darśanaṃ tasya bhāṣaṇaṃ ca)”, Śiva Saṃhitā 5.45/46 (Rudra).