
«Non possiamo mandare i nostri giovani in un mare di morte». In Corea del Sud la pressione degli Stati Uniti per ottenere un aiuto militare nella guerra contro l’Iran ha portato la gente in piazza. Le proteste sono arrivate davanti all’ambasciata americana a Seul e a Camp Humphreys, la più grande base militare statunitense all’estero.
Washington chiede da settimane a Seul un contributo per lo Stretto di Hormuz. Il governo sudcoreano aveva persino mandato negli Emirati una squadra di funzionari della Difesa e degli Esteri per verificare porti, basi e condizioni operative. Trump aveva già ridotto alcune esercitazioni militari congiunte dopo il rifiuto sudcoreano di aiutare gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran.
Ma adesso il presidente Lee Jae Myung ha tracciato una linea: la Corea del Sud potrà contribuire alla sicurezza delle rotte commerciali, ma non entrerà nella guerra.
«Non ci sarà alcun invio di truppe che porti al coinvolgimento in un conflitto. Non ci sarà partecipazione alla guerra», ha dichiarato Lee il 18 settembre.
Trump chiede agli alleati uomini e mezzi per un conflitto iniziato dagli Stati Uniti contro l’Iran. In Corea del Sud la risposta arrivata dalle piazze e, adesso, anche dal presidente è molto semplice: i soldati coreani non saranno mandati a combatterlo.
𝑪𝒍𝒂𝒖𝒅𝒊𝒐 𝑪𝒉𝒊𝒔𝒖