
PRIMA L’APERTURA, POI IL NO ![]()
Poche ore fa vi abbiamo raccontato l’apertura arrivata da Teheran.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha messo sul tavolo un piano di sette giorni: accordo con Washington, riapertura dello Stretto di Hormuz, ripresa della navigazione e ritorno al negoziato sul nucleare. La proposta è stata trasmessa agli Stati Uniti attraverso il Qatar. AP conferma che tra le condizioni iraniane figurano la rimozione del blocco navale dei porti, deroghe sulle esportazioni petrolifere e un cessate il fuoco.
E adesso arriva l’altra metà della storia.
Secondo un’esclusiva del Wall Street Journal, Donald Trump avrebbe respinto la proposta iraniana di cessate il fuoco di sette giorni e avrebbe detto ai propri collaboratori di aspettarsi una ripresa dei bombardamenti americani contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato di novembre. Il WSJ attribuisce l’informazione a funzionari statunitensi. Reuters ha rilanciato la notizia precisando di non averla potuta verificare indipendentemente.
Quindi ricapitoliamo il paradosso di queste ore.
Teheran dice: possiamo riaprire Hormuz in sette giorni e tornare a trattare.
Il WSJ riferisce: Trump dice no e mette in conto nuovi bombardamenti dopo novembre.
E in mezzo c’è quel piccolo dettaglio chiamato Stretto di Hormuz, una delle arterie energetiche più importanti del pianeta. Non appena erano filtrate le prime aperture iraniane, il Brent era già sceso sotto i 100 dollari, mostrando quanto ogni parola pronunciata su quello stretto possa riflettersi sui mercati energetici.
Perciò la domanda non è soltanto chi bombarderà chi.
La domanda che potrebbe interessare molto presto anche chi non distingue Teheran da Doha sulla cartina è assai più semplice:
quanto ci costerà alla pompa?
I 3 euro al litro non sono oggi una previsione verificata. Ma se la diplomazia salta, Hormuz resta strozzato e la guerra riparte, il rischio di una nuova impennata di petrolio e carburanti torna inevitabilmente sul tavolo.
E questa volta, quando arriverà lo scontrino, sarà difficile sostenere che il Medio Oriente sia così lontano.