
Straordinaria. La risposta della preside Eugenia Carfora a Giorgia Meloni sul tetto agli studenti stranieri merita di essere letta fino all’ultima parola.
Carfora è la preside dell’Istituto Morano di Caivano. Una donna che, quando i ragazzi smettevano di andare a scuola, usciva dal suo ufficio, entrava nel Parco Verde, bussava alle loro case.
A volte prendeva persino un megafono e li chiamava per nome, pur di riportarli tra i banchi.
Al Festival di Open le hanno chiesto del tetto del 30% agli studenti stranieri per classe, rilanciato da Giorgia Meloni.
La sua risposta è stata questa:
“Uno studente immigrato è un valore aggiunto per la scuola. Noi prendiamo tutti quelli che vengono e quando non ce la faccio creo soluzioni. Ma non deve mai succedere che io debba cacciare qualcuno fuori”.
E forse per capire la forza di queste parole bisogna sapere chi le pronuncia.
Carfora dirige una scuola in uno dei territori più difficili d’Italia. Ha combattuto per anni contro dispersione scolastica, abbandono, ragazzi inghiottiti dalla strada. Quando trovava un banco vuoto, andava a cercare chi avrebbe dovuto occuparlo.
“Volevo portare un messaggio chiaro: c’è qualcuno che ti pensa, per il quale tu sei importante”, ha raccontato.
Per lei la scuola deve fare esattamente questo: accorgersi di chi rischia di diventare invisibile.
Per questo sogna istituti aperti tutto il giorno, persino di notte.
E per questo, davanti alla domanda su chi dovrebbe restare fuori, la preside che per una vita è andata a recuperare ragazzi per riportarli dentro ha risposto nel modo più coerente con tutta la sua storia:
“Quando non ce la faccio creo soluzioni. Ma non deve mai succedere che io debba cacciare qualcuno fuori”.
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