
Io non so perché continuo a frequentare feste. Ogni volta mi riprometto che sarà l’ultima, e ogni volta mi ritrovo seduto in un angolo, con un bicchiere in mano, a osservare il declino dell’umanità in diretta. Questa volta, poi, è il compleanno di Barbara. Una festa a sorpresa. Che sorpresa non è, perché Barbara capisce tutto prima che accada. Ma tutti fingono. E io fingo con loro.
Casa di Cinzia è piena. Troppo piena. Troppa gente, troppi colori, troppi odori, troppa musica. Io mi siedo in un angolo, come un vecchio gufo che osserva la follia degli uomini.
E la follia arriva subito.
Antonella, la tragedia annunciata
Antonella è ubriaca. Non “allegra”. Non “sciolta”. Ubriaca. Con quella sua risata che sembra un allarme antincendio.
La vedo avvicinarsi a Davide. E penso: ecco, la catastrofe prende forma.
«DAVIDE!» urla. Tutti si girano. Io no. Io guardo il bicchiere. È più dignitoso.
«Davide… io… io… IO TI AMO!»
Silenzio. Silenzio totale. Persino la musica si ferma. Non so come abbia fatto, ma si ferma.
Io penso: ecco, l’umanità è finita.
Davide la guarda come si guarda un elettrodomestico che sta per esplodere. Barbara è dietro di lui. Ride. Ride come se stesse guardando una commedia. E forse lo è.
«Antonella… vieni» dice Davide, con quella sua calma da uomo che ha visto troppo.
La prende per un braccio. Lei si aggrappa a lui come un koala disperato. «TI AMO!» ripete.
«Sì, sì, lo so. Vieni.» «TI AMO!»
«Sì, Antonella, lo so. Andiamo in bagno.»
Io penso: questo è amore. O sopravvivenza. O entrambe.
Davide la porta in bagno. Lei vomita. Lui le tiene i capelli. Barbara ride ancora.
Cristiano, l’intellettuale del disastro
Cristiano, nel frattempo, ha deciso di imitare Antonella. Si dichiara a Cinzia.
«Cinzia… tu… tu… sei… sei… sei un concetto!»
«Un concetto?» «Sì! Un concetto platonico!»
«Cristiano, ma che stai dicendo?» «Tu sei l’IDEA di donna! L’IDEA! Capisci? L’IDEA!» «Cristiano, siediti.» «No! Io… io… io ti percepisco come un’astrazione!»
«Cristiano, ti prego.» «Tu sei la FORMA PURA!»
«Cristiano, basta.» «La FORMA PURA, Cinzia!»
Io penso: Platone si sta rivoltando nella tomba.
Cinzia lo guarda come si guarda un cane che ha mangiato il telecomando. Poi gli dà un bicchiere d’acqua. Lui lo beve come se fosse vino. E ricomincia.
Federico, la tragedia greca
Federico entra in scena come un personaggio di Euripide. Drammatico. Sofferto. E soprattutto… completamente fuori luogo.
Si avvicina a Davide. Davide è ancora in bagno con Antonella. Federico bussa. Forte. Troppo forte.
«DAVIDE! APRI!» «Federico, non posso.» «APRIIII!»
«Federico, sto tenendo i capelli ad Antonella.» «E ALLORA?!» «E allora non posso aprire.» «DAVIDE, lo sapevo, vuoi portarmela via!»
Io penso: ecco, la tragedia greca. Manca solo il coro.
Barbara arriva. Lo prende per un braccio. Lo trascina via come si trascina un sacco di patate emotive.
«Federico, vieni con me.» «Barbara… io… io…»
«Federico, ascoltami bene.» «Io…» «Federico.» «Sì?» «Sei un idiota.»
Io penso: finalmente qualcuno lo dice.
«Ma…» «No. Niente “ma”. Sei un idiota.» «Io…»
«Davide non vuole Antonella.» «Ma…»
«Non la vorrebbe nemmeno come colf.» «Ah.»
«E tu devi smetterla di fare scenate.» «Ah.» «E devi crescere.» «Ah.» «E devi respirare.» «Ah.»
«E devi smetterla di dire “ah”.» «Ah.» «FEDERICO!» «Ok.»
Barbara torna da me. Si siede. Ride. «Zio, ti diverti?» «Sto osservando.»
«E cosa osservi?» «Il declino dell’Occidente.» «Ah.» «Sì.»
Io resto seduto. Guardo tutto. Analizzo tutto. Giudico tutto.
Antonella vomita. Cristiano filosofeggia ubriaco. Federico piange. Cinzia cerca di salvare la situazione. Barbara ride. Davide sopravvive.
Io penso: questa festa è un esperimento sociologico perfetto. E il risultato è chiaro: l’umanità non è pronta per la civiltà.
Mi alzo. Vado verso la porta. Barbara mi ferma.
«Zio, te ne vai?» «Sì.» «Perché?»
«Ho visto abbastanza.»
«E cosa hai capito?» «Che la sorpresa non è per Barbara.»
«E per chi?» «Per me. Ogni volta scopro che può andare peggio.»
Barbara ride. Io no. Io sono serio.
E penso: la prossima festa, non vengo. Forse.