
Nell’esercizio “classico” delle guerre (all’epoca in cui le si dichiarava formalmente e solennemente, e in cui le si terminava con un trattato di pace più o meno aspro per il perdente), solitamente a ridosso della seconda linea, si estendevano delle aree deputate al riposo e rilassamento dei soldati in licenza.
Oggi, nel cosiddetto Occidente, la mollezza se non debosciataggine dei costumi unitamente al consumismo, edonismo e materialismo di massa, rendono particolarmente importante garantire la tenuta nervosa dei militari: specialmente nei casi in cui i ranghi sono ancora significativamente alimentati dalla leva obbligatoria e non dal volontariato (o mercenariato, se si preferisce questa visione meno romantica e patriottica). Un caso di questi è indubbiamente rappresentato dalla Forza israeliana di difesa.
Parrebbe che questa estrema retrovia, nel caso della ormai interminabile guerra di Gaza, sia collocata per i militari ebraici a credo oltre 1500 chilometri dal fronte, nientemeno che….in Italia. E pare infatti che sia proprio lì (anzi qui) che, in alberghi tetrastellati della Sardegna piuttosto che delle Marche, o chissà dove forse mai si saprà, i suddetti si godano, tra una strage di civili palestinesi affamati e un assalto a un tunnel sotterraneo, il discutibilmente meritato e proverbiale “riposo del guerriero” (non penso che questo comprenda il confort di “sex workers” anche se ormai, pochi lo sanno, l’attività è stata riconosciuta come fiscalmente assoggettabile, e l’accoglienza turistica è una “eccellenza” italiana).
Secondo fonti di stampa sicuramente credibili che hanno sollevato per prime il velo su questo squallore per la nostra dignità nazionale, il personale di questi alberghi avrebbe ricevuto una formale consegna del silenzio, ma è ormai troppo tardi. E comprensibilmente, questi particolari turisti (chissà se paganti) sono considerati obiettivi sensibili e sorvegliatissimi dalle forze dell’ordine.
Ma tanto, si sa: “noi salviamo vite”. Ovvero, ci prendiamo cura di qualche povero bambino mutilato, ma poi sollazziamo chi così lo ha ridotto. Quanta spaventosa ipocrisia.
A. Martino