
“Non mi ero mai immaginata sposata ad una stella del cinema. Di certo non vedevo gli ultimi anni della mia vita intenta a prendermi cura di una di loro. Ma ho fatto entrambe le cose.
L’amore era la ragione del primo. La malattia di Alzheimer, del secondo.
I primi segnali di problemi erano piccoli: era sempre gentile e tenero, ma improvvisamente vidi Gene scagliarsi contro nostro nipote. La sua percezione degli oggetti diventò difettosa, tanto che durante un giro in bici, pensava saremmo andati a sbattere contro gli alberi a molti metri di distanza. Una volta, ad una festa con amici, ci siamo messi a parlare di #FrankensteinJunior, ma lui non riusciva a ricordarsi del film.
Ho osservato la sua disintegrazione ogni momento di ogni giorno per sei anni. Quando è morto ero nel letto accanto a lui. A quel punto, erano passati giorni dall’ultima volta che aveva parlato. Mi chiese solo di non far sapere mai a nessuno della malattia perché non sopportava l’idea che ci potesse essere anche un solo sorriso in meno al mondo. notte, mi ha guardato dritto negli occhi e ha detto, tre volte: ‘Mi fido di te”
La moglie di #GeneWilder lo ricorda così