
. (Facciamo un disegnino alle nostre forze di opposizione. Ah già, non le abbiamo)
di Lavinia Marchetti
“Ho un problema di fiducia con l’America? Penso che chiunque nel Paese abbia un problema di fiducia con l’America. Abbiamo un presidente, Trump, volatile, imprevedibile, che si comporta da bullo, che introduce dazi quando gli conviene. Continuiamo a parlare delle conseguenze dei dazi, ma non parliamo mai delle conseguenze del genocidio… A Gaza è stata creata una carestia come in Irlanda nel 1845, una carestia provocata dall’uomo” [This Week di RTÉ – Catherine Connolly].
Si può fare politica anche con idee che non piacciono all’America, certo, non far parte di quell’associazione a delinquere della NATO dà una grossa mano. Con quelle idee si può addirittura vincere. La storia custodisce eccezioni, rari momenti in cui il voto può dare segnali, segnali che aprono spiragli reali e rimettono in moto il campo politico. Catherine Connolly chiama le cose per nome, sostiene diritti elementari, basici, niente di trascendentale eppure, nella sua semplicità ribadisce cose che abbiamo, ad un certo punto perso di vista: rifiutare la normalizzazione della violenza, fissare la casa come diritto costituzionale, opporsi al riarmo mentre il welfare crolla.
Perché Connolly ha vinto le presidenziali in Irlanda? Perché ha rovesciato l’inerzia della prudenza diplomatica chiedendo responsabilità, le stesse che si è presa lei nella vita. Non è ricattabile e dunque ha potuto dire frasi come:
– «…siamo attivamente complici del genocidio, siamo attivamente complici della strage di innocenti»
– «Stiamo assistendo a un genocidio. Speravo di non dover mai pronunciare parole del genere nella mia vita»
– «Non accetteremo mai la normalizzazione del genocidio.»
Il punto politico: rifiutare la resa alla retorica. La parola “genocidio” resta in campo senza eufemismi. Questo spostamento linguistico produce effetti materiali nel momento in cui diventa mandato popolare.
Sul fronte interno, la stessa reazione si traduce in politiche sociali che rimettono al centro il diritto all’abitare.
«Abbiamo superato da tempo il limite dell’accettabilità nelle cifre della homelessness… 1.950 persone tra i 18 e i 24 anni in strutture di emergenza… Molte sono famiglie con bambini piccoli… 252 hanno più di 65 anni…»
«Tutte queste persone hanno diritto a una casa… va sancito nella Costituzione…»
«Il diritto a una casa non può essere garantito dal mercato… serve invertire ora questa politica, trattando la casa come bene pubblico e diritto umano universale.»
«Da deputata ho chiesto un referendum sul diritto alla casa… per invertire la rotta.».
E contro il riarmo
«Gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia sono profondamente intrecciati a un’industria delle armi che provoca spargimento di sangue in tutto il mondo – da ferma sostenitrice della neutralità, questo comportamento va condannato»
«Non abbiamo bisogno di un esercito… Siamo un paese indipendente, neutrale, sovrano. La nostra forza risiede nella nostra voce indipendente… e nel far funzionare meglio le istituzioni dell’Onu»
Per quanto condanni l’invasione Russa dell’Ucraina, dimostra che si può essere contrari all’invasione anche senza sostenere un inutile riarmo a discapito delle fasce deboli dell’intera popolazione europea. Connolly dimostra che una candidatura con idee contro il blocco dominante può passare dalla testimonianza alla vittoria, e in quelle rare fenditure della storia la politica di un intero paese può cambiare davvero direzione.