
I defunti sono intorno a noi e partecipano alla nostra vita. Anche i nostri pensieri, desideri, intuizioni sono da loro influenzati. Dobbiamo esserne coscienti.
Essi, infatti, si muovono e vivono intorno a noi! Come durante il nostro sonno non percepiamo gli oggetti fisici che ci stanno accanto, così durante la nostra vita da svegli non percepiamo i morti intorno a noi. Ci separa da loro soltanto lo stato della nostra coscienza.
Il dialogare con i morti è un’attività molto concreta e nessun espediente può sostituire gli sforzi umani di trasformare il dolore in gratitudine. Gratitudine per tutto ciò che si è ricevuto e si è condiviso nella vita.
Bisogna sapere che una parte costitutiva di noi è eterna e che in quanto essere spirituale io posso mettermi in relazione con altri esseri spirituali. Noi abbiamo bisogno dei nostri cari defunti come loro hanno bisogno di noi, perché la conoscenza del mondo spirituale è possibile solo sulla terra. Con i nostri morti c’è una relazione karmica: non solo con i consanguinei, ma con tutte le persone che la vita ci ha fatto incontrare.
Steiner ribalta la concezione comune della morte come assenza.
Per lui, i morti non sono altrove, ma in una dimensione sottile, non percepibile con i sensi fisici, bensì con una coscienza più vasta.
È una presenza reale ma invisibile, simile a ciò che avviene nel sonno: durante il sonno, gli oggetti intorno a noi non spariscono, siamo solo incoscienti di loro. Allo stesso modo, i morti “sono lì”, ma la nostra coscienza non è ancora in grado di percepirli.
Steiner afferma che i morti influenzano i nostri pensieri, desideri, intuizioni.
Non come presenze ossessive o spettrali, ma come correnti spirituali che continuano a fluire attraverso di noi.
Quando abbiamo un’intuizione improvvisa, un pensiero che porta luce o conforto, può essere — secondo Steiner — un eco di un’anima amata che opera nel nostro campo spirituale.
Qui Steiner tocca un punto cruciale: il dialogo con i morti non è medianità, ma trasformazione del dolore in gratitudine.
La gratitudine diventa un ponte spirituale.
Più che cercare di “parlare” con loro, dovremmo offrire loro un sentimento luminoso, una vibrazione d’amore e riconoscenza.
Questo atto interiore apre un canale tra le due dimensioni.
Ogni essere umano è composto da più corpi — fisico, eterico, astrale e l’Io — e che l’Io, il nucleo spirituale, è immortale.
Questa parte eterna può comunicare con altri esseri spirituali, quindi con i morti.
In questa prospettiva, la comunicazione non avviene attraverso parole, ma attraverso stati d’animo purificati, vibrazioni del cuore.
La morte, allora, non è una barriera ma un cambiamento di linguaggio.
Infine, Steiner introduce il tema del karma: ogni incontro umano ha un significato profondo che travalica questa vita.
Le persone che amiamo (o che ci fanno soffrire) tornano a incrociare il nostro cammino in altre esistenze.
Il vincolo con i defunti non è solo affettivo, ma evolutivo: essi lavorano sul nostro destino, come noi lavoriamo sul loro.
Si crea così una rete di reciprocità spirituale, dove la vita terrena e quella ultraterrena collaborano al medesimo scopo: la crescita dell’anima.
Il testo di Steiner è un invito a cambiare prospettiva sulla morte:
non più come un buco nero di assenza, ma come una presenza diversa, che si percepisce solo quando il dolore si trasforma in amore consapevole.
È un pensiero che unisce:
• la metafisica della reincarnazione,
• la psicologia del lutto come crescita,
• e la mistica del cuore come strumento di comunicazione tra mondi.