
𝗟𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮, 𝗼 𝗹’𝗼𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗶𝗺𝗺𝗶𝗮?
Nella pratica della presenza mentale non fatevi dominare dal dualismo fra bene e male, trasformandovi in un campo di battaglia. Quando emerge un pensiero salutare, prendetene atto: “E’ emerso un pensiero salutare”. E se emerge un pensiero non salutare, prendete atto pure di quello: “E’ emerso un pensiero non salutare”. Non intrattenetevi su quel pensiero e non cercate di sbarazzarvene, per quanto vi sembri detestabile. Prenderne atto e’ sufficiente. Se vi siete distratti, dovete sapere che vi siete distratti; se siete rimasti presenti, sappiate che siete rimasti presenti. Una volta raggiunta questa forma di consapevolezza, non ci sara’ piu’ nulla da temere.
Quando ho accennato alla sentinella del palazzo, probabilmente avrete immaginato un corridoio con due porte, un’entrata e un’uscita, con la vostra mente nei panni della sentinella. Qualunque sensazione o pensiero entri, siete consapevoli che e’ entrata, e quando esce, siete consapevoli che e’ uscita. Ma la similitudine ha un difetto: suggerisce che chi entra e chi esce dal corridoio sia diverso dalla sentinella. In realta’, i nostri pensieri e le nostre sensazioni sono noi. Fanno parte di noi. C’e’ la tentazione di considerare i pensieri, quanto meno alcuni, come una forza nemica che viene a disturbare la concentrazione e la chiarezza della mente. Ma in realta’, quando siamo arrabbiati 𝘯𝘰𝘪 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 la rabbia. Quando siamo felici, 𝘯𝘰𝘪 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 la felicita’. Quando abbiamo certi pensieri, 𝘯𝘰𝘪 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘪 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘪𝘦𝘳𝘪. Siamo al tempo stesso la sentinella e i visitatori. Siamo tanto la mente che l’osservatore della mente. Percio’, il punto non e’ scacciare o intrattenere un certo pensiero. Il punto e’ esserne consapevoli. L’osservazione di cui parlo non consiste nell’oggettivare la mente: non crea una distinzione fra soggetto e oggetto. La mente non si aggrappa alla mente; la mente non respinge la mente. La mente puo’ solo osservare se stessa.
L’osservazione di cui parlo non consiste nell’osservare un oggetto esterno e indipendente dall’osservatore. Ricordate il Koan del maestro zen Bach An: “Qual e’ il suono di una mano sola?”. O pensate al gusto percepito dalla lingua: cosa separa il gusto dalla papilla gustativa? La mente esperisce se stessa direttamente in se stessa. Questo e’ un punto di particolare importanza, ed e’ percio’ che nel 𝘚𝘶𝘵𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘦 il Buddha usa sempre l’espressione “presenza mentale della sensazione nella sensazione, presenza mentale della mente nella mente”.
L’obiettivita’ di un osservatore esterno che esamina il suo oggetto e’ il metodo della scienza, ma non il metodo della meditazione. Percio’ l’immagine della sentinella e del visitatore non puo’ illustrare adeguatamente l’osservazione consapevole della mente.
La mente e’ come una scimmia che salta da un ramo all’altro per la foresta. Per non perdere di vista la scimmia nei suoi spostamenti improvvisi, bisogna osservarla continuamente o, per meglio dire, diventare tutt’uno con lei. La mente che contempla la mente e’ come un oggetto con la sua ombra: l’oggetto non puo’ liberarsi dell’ombra. Le due cose sono una. Ovunque vada, la mente fa sempre coppia con la mente. A volte il sutra ricorre all’espressione “legare la scimmia”, che allude al prendere possesso della mente. Ma l’immaggine della scimmia e’ solo un modo di dire. Una volta che sia direttamente e continuamente consapevole di se stessa, la mente non e’ piu’ come una scimmia. Non ci sono due menti, una che salta di ramo in ramo e un’altra che la insegue per legarla con una corda.
Di solito, chi pratica la meditazione spera di scoprire la propria natura per ottenere il risveglio. Ma se siete agli inizi, non aspettatevi di ‘scoprire la vostra natura’. Meglio ancora, non aspettatevi nulla. Soprattutto, non aspettatevi di vedere il Buddha o qualche altra ‘realta suprema’ mentre sedete in meditazione.
Per i primi sei mesi, cercate solo di sviluppare la capacita’ di concentrazione, di creare uno stato d’animo di tranquillita’ e di gioia serena. Vi libererete dall’ansia, godrete di una quiete profonda e calmerete la mente. Acquisirete nuove energie e una prospettiva piu’ ampia e chiara, approfondirete e rafforzerete l’amore dentro di voi. E sarete in grado di interagire piu’ utilmente con quelli che vi circondano. Sedersi in meditazione e’ un nutrimento per lo spirito ma e’ anche un nutrimento per il corpo. Sedendosi, il corpo acquista armonia, maggiore scioltezza e tranquillita’. La via che dall’osservazione della mente porta a conoscere la propria natura non sara’ troppo scabra. Quando imparerete a calmarla, quando le sensazioni e i pensieri non vi disturberanno piu’, la vostra mente comincera’ a dimorare nella mente. La mente prendera’ possesso della mente in modo diretto e prodigioso, senza distinguere piu’ fra soggetto e oggetto. Bevendo una tazza di te’, l’apparente distinzione fra la persona che beve e il te’ che e’ bevuto si dilegua. Bere una tazza di te’ diventa un’esperienza diretta e prodigiosa in cui la distinzione fra soggetto e oggetto non esiste piu’.
La mente dispersa e’ sempre mente, come le onde che increspano l’acqua sono sempre acqua. Quando la mente prende possesso della mente, la mente illusa diventa la vera mente.
La vera mente e’ il nostro autentico se’, e’ il Buddha: la pura unita’ che non puo’ essere spezzata dall’illusoria divisione fra se’ separati, creata dai concetti e dal linguaggio.
𝗧𝗵𝗶𝗰𝗵 𝗡𝗵𝗮𝘁 𝗛𝗮𝗻𝗵