
C’è qualcosa di profondamente disarmante in quello che ha raccontato Christopher Walken qualche tempo fa.
A 82 anni, uno degli attori più magnetici, carismatici, un po’ folli ed imprevedibili del cinema contemporaneo, l’uomo che abbiamo visto attraversare oltre 100 film tra cui Il Cacciatore, La Zona Morta, Pulp Fiction, Batman – Il ritorno, Prova a prendermi, Il Mistero di Sleepy Hollow, King of New York, e più di recente la bellissima serie “Scissione”, dice con la naturalezza di chi non sente il bisogno di giustificarsi che non ha mai posseduto o quasi tecnologia:
“Non ho la tecnologia. Ho solo una parabola satellitare a casa. Quindi ho visto Scissione in DVD e sono stati così gentili da inviarmeli. Non ho un cellulare. Non ho mai mandato email o, come si dice, twittato. Non ho mai avuto nemmeno un orologio. Ma se ho bisogno di tempo, chiedo a qualcuno. Allo stesso modo, ogni tanto, quando ho bisogno di usare un telefono, chiedo semplicemente se me ne può prestare uno.”
Questo per me è profondamente ispirazionale, perché mentre noi stiamo dietro a notifiche, batterie scariche, storie da postare e messaggi da mandare, lui è lì, tranquillo, lui se ne sta lì, tranquillo, a vivere nel 1985 come se niente fosse.
E sapete una cosa? Walken è ancora in gran forma, gira film, vince premi, balla come un dio e ha quella voce che ti letteralmente ti ipnotizza.
Mi si potrebbe obiettare che scrivo tutto questo usando i social e la tecnologia, vero ma questo non è un invito a tornare indietro, né una crociata contro di essa. È qualcosa di più sottile e più scomodo: la dimostrazione che la libertà non sta nell’avere tutto, ma nel scegliere cosa non avere. Che il silenzio e la disconnessione, oggi, sono diventati una forma di lusso. E che la presenza reale, quella fatta di sguardi e di domande semplici come “che ore sono?”, vale ancora moltissimo.
Forse non possiamo vivere come Christopher Walken e senza lo smartphone in tasca ma forse, ogni tanto, possiamo scegliere di dimenticarcene. Di guardare in faccia le persone invece dello schermo. Di chiedere l’ora a uno sconosciuto e magari finire a chiacchierare due minuti, contaminato a restare liberi e profondamente creativi.