
La frase di Carmelo Bene è un aforisma denso e provocatorio che critica radicalmente la società dei consumi e il concetto stesso di consumo. Ecco una spiegazione per renderla più chiara:
Spiegazione punto per punto:
1. “Le masse devono capire, che non sono più loro a fare acquisti…”
· La parte iniziale si riferisce all’illusione dell’agire libero. Nella percezione comune, siamo “consumatori”: soggetti attivi, con potere d’acquisto e libero arbitrio nelle nostre scelte di consumo. Scegliamo un prodotto piuttosto che un altro.
2. “…ma esse stesse ad essere acquistate.”
· Qui Bene ribalta totalmente la prospettiva. Il vero prodotto, l’oggetto della transazione commerciale, non è la merce sullo scaffale, ma la persona stessa. Siamo “acquistati” (cioè comprati, posseduti) dal sistema attraverso:
· Il nostro tempo e la nostra attenzione: Venduti agli inserzionisti (soprattutto sui social media e nella TV commerciale).
· I nostri dati e desideri: Raccolti, profilati e rivenduti per influenzare le nostre scelte future.
· La nostra identità: Ridotta a un “profilo di consumo”. Valiamo in quanto potenziali acquirenti, non in quanto individui.
· Il nostro consenso passivo: Accettando il sistema senza metterlo in discussione, ci “vendiamo” alla sua logica.
3. “Non ci sono consumatori, ma consumati!”
· Questa è la conclusione lapidaria. Il termine “consumatore” implica azione (io consumo). “Consumati” invece indica passività e fine.
· Siamo “consumati” nel senso di:
· Esauriti: Logorati dalla ricerca del denaro per comprare, dal bombardamento pubblicitario, dall’insoddisfazione perpetua.
· Divorati: Il sistema ci “mangia”, usa le nostre energie vitali, i nostri sogni, le nostre paure, per alimentare se stesso.
· Finiti, distrutti: La nostra autonomia di pensiero e il nostro tempo libero vengono erosi (“consumati”) dalla macchina del consumo.
In sintesi, in una metafora:
L’idea tradizionale è che tu sia il pescatore (il consumatore) che sceglie e compra il pesce (la merce). Carmelo Bene sostiene che, in realtà, tu sei il pesce. Il sistema della pubblicità, del marketing, della finanza e dei media è il grande pescatore che ti ha adescato, catturato e messo nel suo paniere. Sei tu la merce di scambio, la risorsa che viene sfruttata fino all’esaurimento (“consumata”).
La frase è quindi un monito a prendere coscienza di questa inversione di ruonti: non siamo i signori del mercato, ma spesso le sue vittime inconsapevoli e il suo vero combustibile. È un invito a un risveglio critico verso la propria condizione nella società contemporanea.