
I Sette Sermoni ai Morti
L’opuscolo dei “ Sette Sermoni ai Morti” fu pubblicato da Jung privatamente nel 1916 per farne omaggio agli amici.
Acconsentì alla divulgazione dopo molte esitazioni, inserendolo in “Ricordi, Sogni e Riflessioni”, e nelle Prove argomento che stiamo leggendo qui nel gruppo, terza parte del Libro Rosso.
Nel 1916, due anni dopo l’inizio della Prima Guerra, Jung, viveva un momento di intensissima attività psichica che gli procurava grande inquietudine. Nella casa si erano verificati fenomeni paranormali:… il campanello di casa suonava da solo e Jung sentiva che una folla di presenze che lo assediava. Ma tutto si placa ed egli ritrova la pace non appena finisce di scrivere, in stato di trance e in tre sere successive, i Sette Sermoni. Sette perché il sette è un numero simbolico: 7 i Chakra, 7 i giorni della creazione e della settimana, 7 le frequenze della luce, sette le note musicali…L’autore era Basilide, un filosofo gnostico dell’inizio del II
secolo d.C.
I sette sermoni cominciano con queste parole: “Ritorniamo da Gerusalemme, dove non abbiamo trovato ciò che cercavamo“.(Libro Rosso, Prove, par.6, p.346)
Gerusalemme è il punto di partenza della storia della Chiesa, è la città spirituale che deve essere liberata. C’è una Gerusalemme celeste fatta da Dio e una Gerusalemme terrena fatta dagli uomini; la prima è il mistero del sacro, la seconda è la religione divenuta dogma.
I Sette Sermoni sono importanti perchè contengono molte delle intuizioni che Jung svilupperà poi nelle opere successive.
Il primo Sermone inizia con l’insegnamento di ciò che non può essere
insegnato, il pleroma, il ‘nulla’ che è pienezza, lo spazio virtuale fatto di qualità contrapposte. Ogni cosa che esiste proviene da lì. Perciò anche Dio proviene da lì, così come il diavolo, sua immagine opposta di cui parla il secondo sermone. . Ma al di sopra di tutto, al di sopra di Dio stesso e della sua ombra, c’è Abraxas una divinità vicina al pleroma, indefinita ma terribile in quanto contiene in sé tutti gli opposti e li manifesta. (III sermone). Nel IV sermone Jung illustra i quattro principi in cui si manifesta:sono quattro dei/demoni: il dio sole, l’inizio; poi Eros, che brucia e si consuma; il terzo è l’albero della vita, che riempie lo spazio con forme corporee; l’ultimo, il demonio. Non giova adorare gli dei, poiché noi proveniamo da loro e andiamo verso Dio. Nel V sermone contrappone spiritualità (Madre) e sessualità (Phallos), entrambe entità potenti da cui l’uomo è chiamato a distinguersi. Comunione e distinzione sono contrapposte e parimenti necessarie e perverse, secondo le circostanze. Nel VI sermone continua a contrapporre la sessualità, serpe strisciante nella terra, amica del diavolo, con la spiritualità, uccello bianco messaggero degli dei che porta in alto la parola umana.
Nel settimo e ultimo sermone c’è il fulcro del pensiero cosmologico di jung: l’uomo è una porta, attraverso cui si può accedere dal mondo esteriore degli dei, dei demoni e delle anime, a quello interiore, dove a incommensurabile distanza, allo zenit c’è una singola stella, Dio, l’unico Dio, che l’uomo deve pregare. La preghiera accresce la luce della stella e getta un ponte sopra la morte, facendo dimenticare all’uomo il mondo dei desideri insaziabili al di fuori di lui. L’autentica partecipazione dell’individuo alla comunione si realizza mediante il suo processo di individuazione. L’uomo sta al centro di tutto ciò che esiste, il visibile come l’invisibile, e la sua conoscenza progredisce oltre la percezione materiale, in un percorso di progressiva evoluzione spirituale.