
Si rivolga a me, Ministro Bernini.
Io sono un povero comunista. E lo sono sia perché sono povero (perché voi volete che i docenti siano pagati poco in quanto l’insegnamento non è considerata la priorità) sia perché sono comunista.
Sì, Ministro, sono un povero comunista che pensa che chiunque abbia diritto allo studio, anche la figlia di un povero comunista che per più di tre mesi è stata praticamente un hikikomori allo scopo di superare un esame che una riforma, fatta con la stessa sciatteria e ignoranza con la quale ha risposto a dei ragazzi ad Atreju, non ha mai voluto superasse.
Io non le do colpe, Ministro Bernini, Lei, in fondo, è il prodotto di un degrado cominciato molti anni fa e al quale ha dato inizio l’uomo da Lei citato. Lei è il prodotto di un degrado che mortifica i giovani che vogliono studiare per migliorarsi, un degrado classista, un’arroganza materialista in cui i soldi sono il potere e chi invece usa il cervello è un “professorone”, un “intelligentone”. Non si rende conto, Ministro, che la classe politica cui Lei appartiene usa gli accrescitivi di professore e intelligente come insulti?
Io sono un povero comunista, signor Ministro, che crede ancora nel potere della lettura. Che, pensi un po’ quanto povero comunista sono, crede ancora importante creare una biblioteca in una scuola, fare leggere ai ragazzi Cime tempestose, parlargli di bellezza, cinema sperimentale, spingerli a produrre videopoesie.
Sì, Ministro Bernini, sono un povero comunista che, badi bene, non ha più un partito. Perché Renzi che va col giubbotto di Fonzie da Maria De Filippi è come Salvini che va a vedere Pio e Amedeo. Il suo gridare “siete sempre dei poveri comunisti” è uno slogan vuoto come il “fascisti” urlato dall’opposizione. Perché in realtà siete figli dello stesso degrado, dello stesso progetto di imbastardimento culturale. Che, nella riforma dell’accesso alla facoltà di medicina, trova la sua apoteosi. “Abbiamo abolito il numero chiuso” è un guscio vuoto come “Abbiamo sconfitto la povertà”. Ma non è colpa sua. Lei è mandata avanti, ma i cattedratici, i tecnici che l’hanno aiutata a partorire questa riforma, quelli sì che hanno tutto il mio risentimento.
Perché io, da povero comunista, spingo i ragazzi a credere in un merito che, nella realtà, viene mortificato quotidianamente. Non vi meritate i giovani che abbiamo.
Io, però, Ministro Bernini, sono un povero comunista e, in quanto tale, non mi arrendo. Continuerò a predicare bellezza e sogni e poesia e umorismo intelligente. Tenetevi pure Pio e Amedeo. Io, da povero comunista, ne posso fare a meno.