
In questa intervista Jiang Xueqin analizza in profondità la fase storica che stiamo attraversando, sostenendo che sia già in corso una reazione a catena verso un conflitto globale. Attraverso un approccio basato su storia, teoria dei giochi e analisi strutturale del potere, Xueqin spiega perché le attuali crisi — Ucraina, Medio Oriente, Iran, Cina, America Latina — non siano eventi isolati, ma parti di un unico processo di escalation. In sintesi:
1. La guerra è inevitabile
La strategia di sicurezza USA abbandona l’ordine internazionale basato sulle regole per un approccio puramente nazionalista, focalizzato sull’emisfero occidentale (Dottrina Monroe). Ciò porta a tensioni con la Cina in Sud America e a un’azione militare diretta in Venezuela. La guerra in Ucraina è considerata persa per Kiev, ma l’Europa spinge per continuare il conflitto. In Medio Oriente, Israele pianifica azioni militari contro Hezbollah e Iran, in un’atmosfera di escalation globale.
2. Le regole stanno cambiando
Xueqin descrive il passaggio da un sistema di dominio occidentale basato su istituzioni multilaterali a un confronto aperto di potere. La NATO, espandendosi, ha provocato la reazione russa. La Cina, dopo aver sostenuto l’economia globale dopo il 2009, ora resiste alle pressioni americane per liberalizzare i suoi mercati. Il mondo è entrato in una fase di competizione diretta e non regolata.
3. Pirateria globale
La strategia anglo-americana (da Mackinder in poi) mira a impedire l’emergere di una potenza dominante in Eurasia per mantenere il controllo dei mari. Gli USA, eredi di questa logica, stanno ora usando il potere navale per interrompere attivamente il commercio della Cina (come dimostrano gli abbordaggi nel Sud America), in una forma di “pirateria globale” per difendere la loro egemonia.
4. Questione di vita o di morte
Per gli USA è vitale impedire un’alleanza tra Russia, Cina e Iran, che creerebbe un sistema commerciale eurasiatico autonomo, rendendo superflui il commercio marittimo e il dollaro. L’Iran è il perno geografico di questa possibile alleanza. Il crollo di questo sistema isolerebbe economicamente l’America e farebbe collassare il suo debito. Si prevede un’escalation USA-Iran con Israele come proxy.
5. Un lago di benzina
Le guerre spesso partono come conflitti limitati (es. Vietnam) e poi degenerano. Il potenziale innesco è il Venezuela: un intervento USA per il “narcotraffico” maschererebbe l’obiettivo di controllare il petrolio venezuelano. Questo potrebbe rapidamente coinvolgere il Brasile e altri paesi sudamericani, che vedono nella Cina un partner di sviluppo e negli USA una minaccia alla sovranità. La situazione è altamente infiammabile.
6. Effetto domino
Una guerra potrebbe espandersi rapidamente: una chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran paralizzerebbe l’economia cinese e asiatica. L’Europa dovrebbe affrontare una coscrizione di massa per difendere Odessa. Il Giappone e la Corea del Sud, controllati dagli USA, sarebbero usati come “carne da cannone” e incoraggiati a creare tensioni con la Cina, in una strategia del “divide et impera”. L’interconnessione globale rende possibile una reazione a catena.
7. Decadenza occidentale
Secondo la teoria di Spengler, l’Occidente mostra tutti i segni di una fase terminale: iper-urbanizzazione, collasso demografico, disuguaglianza estrema, uso di mercenari per le guerre, decadenza morale e immigrazione di massa dovuta al rifiuto del lavoro. I giovani, cresciuti in una cultura individualista e edonista, non sono disposti a combattere guerre per l’impero. Il controllo sociale si fa più oppressivo (sorveglianza biometrica e dei social media).
8. Reazione a catena
Il ciclo naturale degli imperi (nascita, apogeo, hybris, declino) è inesorabile. L’America, il più grande impero della storia, si rifiuta di accettare il declino e sta passando dalla facciata delle “regole” all’uso aperto della forza, della pirateria e della mafia, usando gli alleati come proxy. La sua fine non sarà pacifica, ma probabilmente un conflitto globale che potrebbe durare decenni. Non si tornerà allo status quo ante: siamo in un “paese inesplorato” di conflitto multipolare.