
SOCRATE INCONTRO’ UN AMICO…
«Socrate non ti ho mai visto camminare a testa bassa. Che hai?»
«Pensavo a una favola che si racconta in Egitto.
Un demone di nome Theuth andò a trovare il re Thamus per metterlo al corrente delle arti che aveva inventato ed invitarlo a farne partecipi gli egiziani.
Gli parlò della numerazione, del calcolo, della geometria, dell’astronomia, del trick track e dei dadi e poi arrivò alla scrittura.
La pratica della scrittura – disse il demone – svilupperà la conoscenza e rinforzerà la memoria dei tuoi sudditi. Questa è la mia più bella invenzione ed essa vi porterà alla scienza.
– Benissimo, disse il re, ma se tu, Theuth, sei capace di creare delle nuove arti, io sono capace di prevedere cosa succederà, se si praticassero.
Posso dunque dirti che la scrittura darà un risultato completamente diverso da quello che immagini. Gli uomini, confidando nella scrittura, non ricercheranno più i loro ricordi nel profondo di loro stessi, tralasceranno ad affidarsi alla memoria e perderanno così molto del loro sapere.
Invece di cercare di esprimersi con pena e calore, citeranno dei testi con eleganza. Ma cosa si potrà rispondere a delle citazioni?»
«Tu contrapponi dunque il discorso vivo e vibrante, alla parola, agli scritti che sono un’immagine di discorso.»
«È proprio così. Si potrebbe credere che gli scritti parlino intelligentemente, ma prova a interrogarli: non faranno che ripetersi.
Scritti, i discorsi, passano indifferentemente da una mano all’altra, senza saper distinguere il più sprovveduto, da uno intelligente.
E se gli scritti attaccano, se ti accusano ingiustamente, non puoi in nessun modo far loro intendere ragione.»
Socrate, che non ha scritto nulla, riteneva che la vera conoscenza derivasse dall’esperienza interiore e dalla riflessione.
Attuale se riportato ai giorni nostri
Oggi, tra libri, archivi digitali e parole infinite, viviamo la stessa sfida: non dimenticare che la vera conoscenza non si trova fuori, ma dentro di noi.