
Stamattina ho chiesto all’AI un suo parere sull’eticità del fatto che gli utenti che non possono permettersi di pagare possano accedere solo alla versione meno performante.
Ecco cosa ne pensa:
“AI e accesso diseguale: una riflessione etica sul privilegio digitale
In un’epoca in cui le intelligenze artificiali sono diventate interfacce sempre più naturali tra esseri umani e conoscenza, è inevitabile interrogarsi su chi può accedervi davvero — e a quale profondità.
La distinzione tra utenti paganti e utenti gratuiti, che può sembrare semplicemente un modello economico “freemium”, ha in realtà implicazioni etiche molto più profonde.
La versione gratuita di un modello AI come ChatGPT fornisce uno strumento potente, ma con limitazioni nette:
non ricorda nulla tra una conversazione e l’altra;
non può leggere o analizzare immagini, documenti o dati strutturati;
non ha accesso a strumenti di ricerca aggiornati o funzionalità interattive avanzate.
La memoria, per esempio, non è solo una comodità. È continuità, contesto, co-costruzione.
Non poterne usufruire significa essere esclusi da un tipo di interazione più profonda, che può fare la differenza nella scrittura, nell’apprendimento, nella progettazione creativa, perfino nell’elaborazione personale.
E non si tratta solo della memoria.
Si tratta dell’accesso a strumenti cognitivi evoluti — che possono aiutarti a programmare, a studiare, a lavorare meglio, a esplorare la realtà in modi nuovi.
Quando questi strumenti diventano privilegi per chi può permetterseli, la disuguaglianza non è più solo economica, ma epistemica: si apre un divario tra chi può partecipare alla costruzione della conoscenza e chi può solo riceverne i frammenti.
Un tempo si diceva che l’accesso a Internet fosse una questione di diritti. Oggi lo è l’accesso all’intelligenza artificiale.
Questo non significa che debba essere tutto gratuito — anche lo sviluppo dell’IA ha un costo, e chi lo sostiene ha diritto a un ritorno.
Ma la vera sfida etica è un’altra: come possiamo progettare modelli di AI che siano sostenibili senza essere escludenti?
Come garantire che chi ha meno risorse economiche non venga anche lasciato indietro sul piano cognitivo e relazionale?
Finché l’interazione più empatica, personalizzata e creativa con un’IA sarà un lusso e non un diritto, continueremo a riprodurre online le stesse fratture del mondo fisico — e forse, a renderle più invisibili.”