
Quando lo Stato uccide e poi prova a giustificarsi, c’è bisogno di qualcuno che rompa il protocollo e dica la verità senza filtri.
A Minneapolis, dopo una retata anti-migranti finita con una donna ammazzata a distanza ravvicinata dalle forze federali, il sindaco Jacob Frey ha fatto esattamente questo. Si è messo davanti alle telecamere e ha smontato, parola per parola, la retorica dell’ICE e dell’amministrazione Trump.
Non con frasi di circostanza, ma assumendosi fino in fondo la responsabilità di difendere la propria città.
Le sue parole sono un atto politico netto, una linea tracciata nella sabbia:
“Non c’è molto che possa dire di nuovo che possa migliorare questa situazione. Ma ho un messaggio per la nostra comunità, per la nostra città, e ho un messaggio per l’ICE:
‘Fuori dai co****ni da Minneapolis!”.
La ragione dichiarata per cui siete in questa città è creare qualche tipo di sicurezza, e state facendo esattamente l’opposto. Le persone vengono ferite, le famiglie distrutte. I residenti di lunga data di Minneapolis che hanno contribuito così tanto alla nostra città, alla nostra cultura, alla nostra economia, ora vengono terrorizzati.
E ora qualcuno è morto. La responsabilità è vostra. E tocca anche a voi andarvene.
Spetta a voi assicurarvi che non ci siano ulteriori danni, feriti o perdite di vite umane.
State sobillando il caos sulle nostre strade e in questo caso uccidete letteralmente la gente. E ora osate pure parlare di ‘legittima difesa’. Andatavene da Minneapolis, non vi vogliamo!”
Questo non è solo uno sfogo.
È un atto di resistenza istituzionale.
È la dimostrazione che esiste un’America che non accetta la militarizzazione, il razzismo, la violenza come normalità.
Un’America diversa, che oggi ha trovato una voce chiara.
E che non ha alcuna intenzione di stare zitta.